Introduzione - "Critical Thinking" per i cittadini di domani

Cosa intendiamo con l'espressione "pensiero critico"?


È la capacità di interrogarsi su quali fondamenti si basi una determinata affermazione. Che siano fondamenti sperimentali ed empirici (metodo scientifico sperimentale) o che siano fondamenti logici (teoria della probabilità, logica matematica, teoria della dimostrazione). Educare al pensiero critico significa quindi fornire gli strumenti concettuali necessari per valutare l’affidabilità delle informazioni, sia quelle che ci vengono fornite dai media tradizionali, che quelle reperite su Internet. 

Pensiero critico significa anche essere in grado di argomentare le proprie affermazioni (oltre che a valutare quelle degli altri), in modo coerente e non superficiale. 

La formazione degli studenti al pensiero critico è l’obiettivo educativo di ogni sistema scolastico, almeno sulla carta (e di certo non lo è da oggi). Il World Economic Forum lo mette al primo posto tra le 21st century skills nell’ambito delle “competencies”, e lo definisce come

"the ability to identify, analyse and evaluate situations, ideas and information in order to formulate responses to problems”. 

http://www3.weforum.org/docs/WEFUSA_NewVisionforEducation_Report2015.pdf

 

In questo spazio di "brainstorming" ci promettiamo di discutere insieme per arrivare ad una proposta organica di modifica dei programmi di insegnamento nelle scuole, per inserire uno spazio dedicato (o per modificare gli spazi già esistenti, come i corsi di educazione civica) all'educazione al pensiero scientifico e critico. 

Come riflessione introduttiva, ecco il link al testo pubblicato da Massarenti su queste stesse pagine. GUARDA su Radio Radicale il VIDEO dell'intervento di Armando Massarenti al seminario Dal dire al fare, Noi - Milano


https://www.alcuoredellapolitica.net/educare-al-pensiero-critico

 

Image: World Economic Forum, New Vision for Education (2015)

Image: World Economic Forum, New Vision for Education (2015)

Introdurre nuovi insegnamenti a scuola è vitale. Il mondo cambia a velocità massima e non ci si può più affidare ai vecchi programmi. Tuttavia ritengo che la scuola debba vivere una vera e propria rivoluzione. Stando ai dati, almeno in Italia il tasso di abbandono scolastico ritengo sia allarmante perché bisogna tenere conto del fatto che: 1 si promuove con molta più facilità a causa di bonus (lo standard a questo porta), 2 molti ragazzi non abbandonano la scuola perché il diploma serve in ogni caso e, demotivato, tirano senza voglia fino alla fine del loro percorso. Spesso ricorrendo a scuole private la cui realtà educativa, è risaputo, non goda di livelli di preparazione altissimi. Dunque pensiero critico si, ma in questa scuola? Io direi di no. Bisogna guardare in fondo il problema dell'educazione e dunque scolastico. Attivarsi anche per cambiare questo in Italia e perché no in Europa. Se siamo d'accordo tutti sull'Europa più forte e unita allora servirebbe un generale sistema educativo funzionante e competente. 

Assolutamente si, è complicato. Ma credo che dobbiamo porci quello come obiettivo e cercare di capire quali debbano essere gli strumenti per arrivare a farlo. Il pensiero critico lo è, ma serve anche avere insegnanti che sappiano fare e amino il proprio lavoro. Quindi, per esempio, alla base credo ci sia la capacità e possibilità di assumere professori competenti, nuovi strumenti per giudicare gli istituti in maniera realmente meritocratica... Per esempio si potrebbe partire con, in Italia, l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Competizione anche tra le scuole per servizi migliori, ma comunque pubblici. È un discorso molto ampio diciamo, sicuramente coraggioso. Ma si può approfondire. In Europa, se davvero vogliamo gli stati uniti d'Europa, serve un sistema di ricerca ed educazione comune a tutti gli stati. Altrimenti l'intergovernatività educativa farà e continuerà a fare danni con personalizzazioni 'politiche' 

Credo che la definizione "pensiero critico" colga il punto focale del problema. Il dibattito pubblico degli ultimi anni è viziato dall'iper-semplificazione degli argomenti e dalla sua conseguenza sul piano pragmatico, vale a dire l'apparente inconciliabile dualismo delle posizioni. Penso ad alcune pseudo-dicotomie che ingolfano il dibattito politico - come vaccinisti/no-vax, forze sistemiche/forze antisistema... - che altro non sono se non il tentativo di iper-semplificare concetti complessi rendendoli fruibili in maniera rapida e immediatamente soddisfacente per chi non ha tempo o voglia o possibilità di formarsi una conoscenza strutturata e ragionata su un argomento ma non rinuncia al brivido narcisistico di avere un'opinione e poterla condividere. I ragionamenti complessi sono alla portata di tutti e dobbiamo riappropriarcene.

"Fa scopa" con questo discorso l'affermazione "lo dice la scienza" adoperata per corroborare le proprie affermazioni, molto spesso da chi di scienza non si occupa. La scienza può apparire chiara e monolitica solo a chi non la frequenta. Il ragionamento critico, specie quando applicato alle scienze umane e sociali, dev'essere pronto ad accogliere la coesistenza di posizioni a volte inconciliabili e contraddittorie. Il pensiero critico deve aiutarci ad operare delle scelte nella complessità del reale: nessuna soluzione perfetta, quindi.

L'insegnamento del "critical thinking" non può non comprendere fondamenti di epistemologia, senza la quale la stessa scienza diventa fede.

Grazie Effe di Effe, concordo. La mia domanda in relazione a questo tema è : perchè pensare all'educazione del pensiero critico "solo" a scuola ? Non è forse importante educare o ri-educare anche gli adulti (intendo 18-100...) ? Università, corsi formativi professionali ... ?  Mi domando anche :  la capacità di riappropriarci dei ragionamenti complessi e del nostro pensiero critico, non è strettamente legata anche alla possibilità di riappropriazione di una qualità/quantità di tempo?  

 

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In risposta a di Elena Carattoni

Grazie Elena. Sicuramente il pensiero critico si esercita in ogni momento della propria vita, ovviamente non solo sui banchi di scuola. Nonostante tutto, le nostre università sono ancora luoghi di buona formazione, anche al pensiero critico - certo, per chi accede a quelle aule (siamo comunque fra i paesi con il minor numero di laureati e di dottori di ricerca in Europa - questi ultimi oltretutto in calo rispetto agli anni passati). 
È uno spunto interessante, ma secondo me in questa fase occorre essere più focalizzati su un punto che abbia la possibilità di concretizzarsi in iniziativa politica. Quindi (rilancio per tutti coloro che hanno contribuito fino ad ora), come possiamo rendere concreti questi nostri discorsi?
Al momento abbiamo (forse) una "finestra di opportunità" con la discussione di questo testo al Senato (vedi questo thread). che dite?


https://www.alcuoredellapolitica.net/cittadinanza-e-costituzione

Io e Sibilla in occasione del seminario di milano e successivamente, avevamo elaborato uno scritto con alcuni spunti da sistemare, uno di questi era l’attenzione, oltre al pensiero critico,  alla spiritualità. Che possono anche andare di pari passo. Proprio perché per secoli il potere ha utilizzato la richiesta spirituale dell’uomo come strumento di manipolazione. Allora andrebbe rivista questa identità spirituale senza perdere ovviamente la visione laica e andrebbe contemplato anche il superamento della visione morale a favore di una accelerazione sul fronte “emotivo” 

mi inserisco nella discussione senza aver avuto il tempo di leggere e studiare abbastanza l'argomento e scoprire eventuali esperienze simili a quella che mi viene in mente. Esiste uno spazio/una possibilità di creare associazioni locali che promuovano il CT? anche con corsi nelle scuole e alternative ai doposcuola più o meno tradizionali? 

esistono fondi europei che potrebbero finanziare e promuovere progetti di questo tipo? 

parallelamente e/o alternativamente ad un percorso legislativo che introduca la materia nelle scuole (che poi, come accennato nel post di Alotto su Medium, l'idea, l'intenzione e il proposito astratto e di carta di valorizzare il ragionamento sui banchi di scuola è cosa non nuova, ma poco corrisposta nella pratica), potrebbe avere senso istituire associazioni che fanno dell'obiettivo "CT" il cuore del loro statuto e capaci, quindi, di organizzarsi, non intorno all'intenzione astratta, ma avere un approccio più pratico e focalizzato su di esso? 

difficoltà da affrontare (e non facilmente) sarebbero la capacità di penetrazione, il rischio di un ristretto bacino di utenza e, quindi, la velleitarità del tutto.