Lettera aperta a Marco Cappato

Ciao Marco ti comunico così, come ho già fatto, così te lo leggi quando vuoi e hai tempo.

Sto cercando di capire l’idea che sta dietro Eumans e tutti i tuoi sforzi, tuoi e di Virginia.

A proposito la Fiume l’ho sempre apprezzata anche 10 anni fa quando la conobbi alla ARET.

La tua idea di partenza è logica: esiste un’agenda di cose urgenti e strategiche che non è l’agenda che oggi sta sui tavoli che contano. E’ insomma la classica situazione di uno status quo stanco, senza idee, e con molti timori di sbagliare, fotografata qualche attimo prima di una grande rivoluzione. Gli attimi nella Storia possono essere anni, massimo lustri.

Una rivoluzione non necessariamente alla Robespierre, col popolo incazzato che taglia le teste, ma comunque rivoluzione, che è quel processo sociale e politico che nel passato ha sempre prodotto ribaltamenti di potere, chi era sotto va sopra, chi era sopra va sotto o scompare. E quindi i temi che prima guidavano si fanno da parte, o meglio vengono messi da parte, e nuovi temi, nuove agende ne prendono il posto, oltre a nuove classi dirigenti naturalmente.

Il punto è dunque cogliere l’opportunità dello scenario e cercare di essere tra i trigger che faranno scattare la prossima imminente rivoluzione. Non parlo nell’ottica del prendere il potere nell’accezione comune ovviamente del termine, ma nell’ottica di quello che è il potere nella nostra immagino comune accezione, ovvero la possibilità di portare la tua, nostra agenda, ad essere quella di tutti, Italia, Europa, Pianeta.

Purtroppo capire come si costruisce un trigger nella complessità non lineare della società in cui viviamo non è facile. Greta sembra facile da capire: sono un’adolescente mi mandi a scuola per darmi un futuro, non acceleri la rivoluzione ambientalista, mi avveleni, avveleni il mio pianeta e mi togli quindi il futuro. Se con una mano mi dai e con l’altra mi prendi, io sciopero il venerdì e non accetto quello che mi dai, perchè non accetto quello che mi togli. Molto forte, molto semplice, quanto una ragazzina seduta fuori di scuola sul marciapiede con un cartello appeso addosso: sciopero. Greta è una moderna Ghandi, non solo non violenta, ma l’incarnazione dell’inoffensività e dell’innocenza.

Dietro questa sembianza invece c’è un messaggio potentissimo che arriva ai Parlamenti di mezza Europa. La possono prendere in giro, bullizzare, ma non posso dire che non ha ragione.

Per mille Greta che hanno fatto qualcosa di simile o diversa, è lei di cui tutti hanno parlato e parlano.

Perchè? Può non esserci un perchè. In un mondo non deterministico è condizione necessaria che vi siano in un messaggio contenuti forti, ma perchè il messaggio davvero sfondi la cerchia di amici e conoscenti, serve altro che in parte è imprevedibile. Non basta mettere contenuto per comunicare, bisogna arrivare, e per arrivare servono anche ingredienti randomici, che potrebbero non arrivare mai. Tant’è. Esiste la fortissima possibilità che Eumans non arrivi e muoia pur essendo nel momento giusto, pur dicendo le cose giuste. La fila delle cose passate come Eumans, mai nate, è infinita.

Lo dico non per deprimerti ma per confermarti che la sfida è quasi impossibile, come già sai.

Dopo un po’ di sano pessimismo costruttivo procedo.

Che tipo di trigger potrebbe essere Eumans? Quali strumenti dovrebbe utilizzare, quale organizzazione dovrebbe darsi? Immagino in queste settimane queste siano le tue domande. E di molti.

Gli strumenti.

Intanto Cuore. La possibilità di utilizzare piattaforme tecnologiche per condividere documenti e attivare processi decisionali distribuiti è certamente un modello aziendale che funziona. Il mercato di questi servizi non sarebbe esploso se questo non fosse vero.

Nell’elaborazione di idee e proposte politiche invece lo strumento rischia, causa la complessità, di rappresentare più una barriera all’ingresso del processo, che uno strumento utile a favorire le condivisioni. In azienda funziona, lì si è pagati per usare prodedure e standard, in politica temo no.

In politica credo funzionino gli incontri. Dove parlano tutti. Sono un gran casino, il 99% della discussione è fuffa o autoreferenzialità, ma quell’1% che rimane è il cibo stesso della politica.

Gli incontri devono essere sul singolo tema, popolati dalle persone direttamente interessate. La specializzazione sui temi, cui la stessa Cuore punta, è certamente un punto forte del modello che hai pensato.

Però lì serve anche chiamare la cosiddetta società civile, i professionisti, quelli che hanno idee perchè prima hanno fatto molte cose e per questo hanno più da dire e proporre. I filosofi che hanno detto e scritto molto servono, ma a completare, a rileggere, non stanno al centro, al centro ci stanno quelli che si sporcano le mani, gli imprenditori, i ricercatori, uomini e donne impegnati direttamente sui temi che ritieni debbano stare in agenda. E’ più probabile che la soluzione l’abbiano loro, almeno come intuizione iniziale da sviluppare. Ho seguito alcuni inteventi un po’ troppo elitari, che lasciavano i temi lì dove stavano senza aggiungere nulla, in termini di proposte o soluzioni. Molto interessanti, raffinati, ma poco utili.

La foto postata da Virgina, di un recente incontro londinese, in un bell’arredo elegante, di divanetti in pelle, e bei giovani signori e giovani belle signore raffinati seduti a dibattere e capire il mondo, è l’immagine di quello che Eumans non deve essere, l’ennesima vestige di un gruppo di intellettuali impegnati a risolvere problemi distanti, e quindi non loro, questa la percezione fredda, immediata, per quanto sbagliata, di una foto. Le percezioni nelle fasi iniziali dei trigger sono decisive. Mortali a volte nei primi attimi di vita se non funzionali.

Gli incontri aperti a tutti gli interventi vanno ripresi ovviamente, ma poi montati, perchè si possano cogliere i punti decisivi. E’ possibile riassumere in 5 minuti un dibattito di 2 ore di 50 persone? Se vuoi comunicare quell’1% di cui sopra, per me sì. Ma servono professionisti e menti fini, perchè scavare tra l’inutile l’utile, isolarlo e mostrarlo a tutti è come cercare pepite in miniera. E quelle pepite poi vanno comunicate, tramite i social; non 2 ore di incontro in streaming che guardano in 20, ma pillole, che raccontano a tutti che qualcosa di nuovo sta nascendo. E servono esperti di social media. Bravi.

E poi gli strumenti. Qui forse non ho capito bene io ma ti dico quel che ho capito.

Utilizzando la piattaforma del voto digitale dell’UE, ricorrere all’ICE su vari temi, raccogliendo nei vari paesi il famoso 1 MLN di adesioni per portare uno speach in Parlamento e attenderne la reazione, che come tu ammetti, oltre l’udienza concessa, può anche non esserci.

Nel processo sforzo – risultato, temo che questo contesto porti presto allo scoramento delle truppe.

Anche per la complessità organizzativa della cosa, perchè chi aderisce on line deve farlo in tutta Europa, in modo abbastanza uniformemente distribuito, per le regole stesse dello strumento; e per il fatto che 1 MLN di adesioni non è poco, anche se tramite la Rete, ma utilizzando un sito EU che nessuno conosce. E poi perchè a valle di tutto, se tutto va bene, va male sicuro, perchè dopo il Parlamento ti ascolta ma finisce lì.

Insomma mi pare un modo un po’ troppo complicato e istituzionale per avviare una rivoluzione. Io capisco il modello radicale, referendario, ma ha funzionato solo quando il tema ha riguardato davvero il PRESENTE delle vite delle persone, il concreto, il sangue di chi vive tutti i giorni. L’urgenza del tema, non la campagna radicale, portarono a quei due esiti referendari che sui libri di storia sono la medaglia di Pannella e di tutti gli altri. Le altre volte i 20 referendum tutti insieme hanno annacquato tutto, rendendolo incomunicabile il comunicabile, incomprensibile, un’inutilità alla prova dei fatti.

Non vorrei l’idea fosse quella di 20 ICE, ha già fallito, rifallirà.

Però c’è comunque un’intuizione lì che credo valga la pena approfondire. Utilizzare la rete per portare ad un’azione di moral suasion sui Parlamenti nazionali e su quello Europeo.

Tu ti sei fatto due mandati a Bruxelles e sai bene che l’attività decisiva di un parlamentare è quella del lobbing fuori le sedute, a cena, nei salotti. Questo almeno io immagino.

Significa che si creano delle forze, anche trasversali, che si compattano su un tema, a volte condizionando la decisione finale dell’Istituzione. Ma partendo da una azione esterna.

Dualmente la rete la vedo come quelle cene, quei salotti, dove si crea un’opinione compatta e trasversale, che non ha senso, se non si traduce in un numero di parlamentari che aderiscono, APERTAMENTE. Un’attività di lobbing sui temi, aperta, chiara, comunicata, via internet; e il lobbista sono i cittadini. Su una piattaforma da studiare? Boh..chiedi a tuo fratello. Cosa si può pensare/sviluppare? Pensa che potenza uno strumento web di lobbing, dai cittadini ai loro diretti terminali, i Parlamentari. Al Parlamento ci arrivi, anche col digitale, ma non direttamente all’istituzione come con l’ICE, ma passando dai singoli Parlamentari.

Guarda che io non invento niente. L’hai pensata tu l’anno scorso la campagna ti-voto-se-ti-impegni.

Quello era uno strumento ex-ante, questa suggerita sarebbe ex-post, ad elezioni avvenute, nella durata dei mandati.

Sarebbe non il vincolo di mandato degli illiberali, ma il vincolo di mandato di una sana democrazia che vive non solo durante le campagne elettorali, ma sempre, e dialoga con le sue naturali democratiche insostituibili interfacce, i parlamentari appunto.

Se esiste una forma democratica di democrazia diretta, mi immagino qualcosa di simile. Potrebbe essere il vero cantiere di Eumans: uno strumento per avvicinare i cittadini alle istituzioni, attivando il legame tra elettori ed eletti, per avvicinare anche Istituzioni Europee e cittadini, fuori dai vincoli di partito, fuori delle logiche illogiche delle ideologie e dei falsi temi, riattivando le coscenze sui singoli temi, partendo da quelli. Guarda che su una piattaforma come questa l’intelligenza artificiale in cui credi così tanto, e hai ragione, potrebbe essere la componente decisiva che trova le sintesi ai dibattiti aperti e dunque le soluzioni. Pensa che rivoluzione. Certo anche che rischi, ma tutte le grandi invenzioni, se lo sono davvero, rappresentano sempre contemporaneamente grandi opportunità e grandi rischi.

Ho parlato poi di metodo radicale, che ho bocciato almeno sulla modalità di utilizzo dell’ammasso dei referendum, ma ora ti parlo del tuo metodo, quello che hai denominato metodo Coscioni, dell’utilizzo della libertà di coscienza anche contro le leggi sbagliate. L’azione non-violenta della disobbedienza civile è potentissima. Quello è uno strumento che va usato in tutti i modi e campi, anche oltre quelli su cui ti stai impegnando tu. Andrebbe fatto un ragionamento su quali temi e con quali modalità sarebbero candidabili ad essere approcciati con quel metodo. Dopo molti incontri tesi a questo sforzo potrebbero scaturire da lì molte idee di azioni nuove.

La disobbedienza civile, una ragazza che sciopera da scuola, sono azioni facili, immediate, rivoluzionarie, strumenti perfetti per chi una rivoluzione la programma davvero. E questa roba la comunichi alla grande coi social. Certo con le persone che lo sanno fare davvero.

Tutto questo costa, lo so. Non solo in tempo e uomini, ma anche in costi veri, quelli fatti di carta e metallo. Come fare? Ma fare un viaggetto da Soros? Sono un pazzo? Forse, ma solo un pazzo riuscirà a fare, se lo farà, quello che vuoi fare tu.

Infine una riflessione sullo scenario politico italiano: il PD va verso l'affondamento finale, che avverrà quando cercherà alleanze coi 5S o si annullerà definitivamente nelle scelte non-scelte; un partito di centro liberale sociale riformista e progressista non esiste e forse non è mai esistito se non nella mia testa; le destre vanno pericolosamente dove stanno andando: ma quello che sta cercando di fare Calenda, che parla di rivoluzione immoderata, può essere un traghetto su cui salire, come Eumans, oltre che come Cappato. Scusa se ho rovinato le visioni mistiche con questo misero aggancio alla realtà di queste ore. Tant'è.

Buon viaggio a te, e a tutti noi.

E perdona se ho detto qualche cazzata, imprecisione; io le cose le vedo spesso da fuori e da lontano. Mi piace guardarle da lì. E’ il mio limite, cui mi sono forse alla fine affezionato.

Gianluca

Ciao caro gianpoz sono Gabriele mi permetto di fare qualche considerazione su questa lettera aperta.Ottima analisi sono d'accordo su ogni punto tranne che sulle considerazioni politiche finali.

Penso che Eumans, nato come 'movimento' transeuropeo di iniziativa popolare debba rimanere tale perlomeno nelle sue fasi iniziali di vita. La classe politica italiana fatta eccezione di pochissimi(tra cui Marco Cappato) è permeata da una visione di breve periodo - propagandistica, con unica finalità la rielezione negli anni successivi. Vi è totale disinteresse per i veri problemi del Paese e totale indifferenza sulle sfide del futuro(tecnologia, IA, ecologia, immigrazione, demografia) come ben hai scritto. 

La soluzione a tutto ciò non è certo quella di agganciarsi a qualche treno che all'apparenza può sembrare nuovo di zecca, ma che in realtà viaggia ancora a carbone. La soluzione è proprio il contrario cioè costruire un polo di attrazione per gli altri, partendo dai fatti con il metodo che giustamente hai ricordato e con i mezzi che giustamente hai ricordato. Tutto ciò per dire che la 'rivoluzione immoderata' di Calenda non è nient'altro che un mix di cose che abbiamo sentito in tutti questi anni, di posizioni ambigue su temi a noi cari e di soluzioni alquanto discutibili. Pur riconoscendo senza dubbio la preparazione di Calenda rispetto ai vari Salvini e Di Maio, la soluzione che propone non si allontana da ciò che i due sopra dicono.

Dobbiamo creare qualcosa di nuovo non cadere nei vecchi schemi di politica di partito/finto movimento. Tutto ciò ha un prezzo e di certo non si fanno le rivoluzioni in uno o due anni, ma ci vuole pazienza e costanza nel costruire un'alternativa che abbia una visione europea prima di tutto , che parta da fatti e non da slogan per promesse irraggiungibili e che diventi un vero nuovo polo di attrazione per altri. Fino a quando ciò non avverrà, a mio avviso, ogni tentativo di gettarsi nella mischia finirà per distruggere quel lume di speranza che sta nascendo. 

Dal 2020 inizierà un anno di iniziative con la firma Eumans che si potranno proporre sia nel singolo comune che a livello dell'Ue e sarà da quel momento che il gioco si farà duro e Noi saremo pronti a giocare. 

Saluti 

Gabriele 

 

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In risposta a di Gabriele

Grazie per la lettura Gabriele, colgo il tuo punto e sono pure d'accordo. La mia idea è che nella mischia, come dici tu, ci si getta solo raggiunta una massa critica, quindi non ora. Che è quello che hai rilevato tu. Rimane che quella mischia è per calciatore il campo di gioco. Prima o poi toccherà uscire dagli spogliatoi. Con la nostra maglia o con quella dei prossimi a noi, questo lo vedremo, ma nulla può essere preliminarmente escluso.