La democrazia non è delle piattaforme private

La GDPR, la normativa sulla privacy licenziata dal Parlamento europeo, è un esempio di come la regolamentazione possa fornire ai cittadini tutela e strumenti concreti per esercitare i propri diritti democratici digitali.

Ma i diritti democratici non si esauriscono con la privacy e non si affermano imponendo alle piattaforme private compiti di polizia, come quelli affidati dalla Commissione europea a Facebook per contrastare le ingerenze straniere alle elezioni europee 2019 o la proposta di alcuni partiti politici di vietare l’anonimato degli utenti nelle piattaforme di social network per contrastare il bullismo digitale.

Questo genere di “soluzioni” esaspera il male, estendendo alle piattaforme poteri di censura e censimento che solo le leggi possono prescrivere e solo le istituzioni democratiche esercitare.

Quali caratteristiche deve avere allora un framework universale di regole per la democrazia digitale?

Tuttavia ho perplessità sulla regolamentazione degli algoritmi.

Fb è una piattaforma privata, l'algoritmo è il suo business...non può essere pubblico.

Ragionare in questi termini sembrerebbe di sostenere che facebook è una piattaforma pubblica, assurgerla ad agorà. No è un pub...molto frequentato ma resta un pub.

Non piace la birra o l'ambiente? Si cambia pub.

Per questo mi piaceva l'argomento di verhofstadt a fiesole...mi pare, durante eurodebate. Cioè dobbiamo rompere i monopoli e incentivare campioni europei...altri pub, con birra migliore.

 

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In risposta a di Marco Pierini

Facebook non è un pub, ma uno strumento dal quale per molte persone dipendono i rapporti relazionali e di lavoro. Essere sconnessi può avere conseguenze devastanti. Cambiare pub è facile. Buttare via anni di rapporti e "reputazione" può essere impossibile. Ecco perché è importante la cosiddetta "interoperabilità" dei social network, ovvero dare agli utenti il diritto di portarsi con sé i dati da una rete all'altra, e di interagire con utenti di reti diverse.

 

 

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In risposta a di Marco Cappato

Già oggi, credo grazie al gdpr, è possibile scaricare/caricare il proprio io virtuale...mi pare, ma non sono un esperto.

Sulla questione rapporti e relazioni, sono per indole più luddista. preferisco la birra reale :-)...non è facile cambiare pub, ma è possibile.

Esattamente, certo. Non facciamo crociate anti-Facebook e non siamo nemmeno tra quelli che vogliono affidare a Facebook ancora più potere di quello che ha, attribuendogli addirittura compiti di polizia.

Il punto è che la democrazia digitale - nei diritti e nei doveri - va codificata esattamente come si fa con quella analogica, e per democrazia digitale non intendiamo certo (solo) i social network.

La partecipazione democratica si ha solo se i processi sono codificati non dal codice di una piattaforma ma dalla norma democraticamente definita. Questo framework non esiste. Esistono molte concrete buone applicazioni, sia a livello europeo sia a livello locale, ma un framework per la democrazia digitale non c'è ed è a quello che vogliamo lavorare. Gli ambiti e gli obiettivi saranno ovviamente l'oggetto di questo lavoro di brainstorming e rete che avviamo qui online. E di cui parleremo a Milano il 21 giugno, al seminario Eumans per la Democrazia digitale .

 

 

Questo è fondamentale. Con Virginia e Roberto abbiamo cominciato a mappare e testare e, in alcuni casi, applicare strumenti rispettosi della privacy, quindi dei diritti democratici degli attivisti.

Ad esempio ProtonMail invece di gmail, Signal invece di whatsapp, CrypDrive invece di Google Drive. Io che sono fissata con ste cose scelgo anche il browser, non sono su facebook, non uso whatsapp.

Uno degli obiettivi che potremmo darci è fare un specia di guida pratica per gli attivisti sugli strumenti da eliminare e quelli da usare in alternativa.

Segnalo questa iniziativa di Tim Berners-Lee (sicuramente lo conoscete, uno degli inventori del web) che è sempre stato molto attento a queste tematiche.

https://solid.mit.edu/

Avevo intravisto il progetto l'anno scorso ed era ancora in una fase molto embrionale, adesso sembra che si sia evoluto un pò. Cito dal loro sito:

"The project aims to radically change the way Web applications work today, resulting in true data ownership as well as improved privacy."

Per quello che ci ho capito è una sorta di paypal degli accessi ai siti e alle app, dove puoi controllare chi accede a cosa e quali contenuti ti può mandare. Insomma un progetto molto ambizioso che purtroppo si svolge tutto in america (addirittura dicono di non essere ancora gdpr compilant), comunque sarebbe bellissimo provare a contattare qualcuno di loro per uno speach con eumans, magari potrebbe parlare proprio il signor Lee :)

"The protection of privacy is quite close to the protection of democracy and freedoms".

La Commissione europea punta a affermare i diritti alla privacy, garantiti in Eu dalla GDPR, anche nei negoziati commerciali con i paesi terzi, ovvero a farne uno standard globale.

In questo articolo si da notizia della strategia che l'attuale commissaria vorrebbe seguire: i dati sono democrazia.