controllo di massa in nome della efficienza

Controllare cosa fanno le persone nella Tube di Londra aiuterà una migliore pianificazione del servizio. Naturalmente le persone, in cambio del presunto miglioramento del servizio, saranno letteralmente controllate - se stanno ferme sulla banchina, se cambiano linea, che tragitto fanno e via così. Modello Stasi.

La tube di Lobdra non è il primo caso e non aarà l'ultimo. Il bike sharing, il car sharing, consentono già di monitorare gli soostamenti delle perdone, entusiaste di usare sevizi cosî cool! In generale, le smart cities - che suonano così fiche.

Ll'efficienza è il cavallo di troia dei regimi totalitari. Vedi la Cina. Il bello è che nel mondo libero sono le persone stesse a cedere con entuasiadmo la propria libertà.

https://www.cnn.com/2019/07/12/tech/london-subway-tracking/index.html

 

 

Il rischio del "modello Stasi" che evidenzia kuliscioff esiste, eccome se esiste. Bisogna decidere come fare fronte.

Una strada è quella di imporre con rigore l'anonimato dei dati raccolti nella fruizione dei servizi pubblici.

Un'altra strada è quella di non raccogliere i dati, nemmeno anonimi.

Il rischio di questa seconda strada è quello di fornire servizi molto meno efficienti di quelli forniti da regimi autoritari. L'efficienza, ovviamente, non è tutto, né si può barattare con la violazione di libertà fondamentali. Se però il divario nella qualità di prestazione dei servizi finisce per ampliarsi a dismisura a vantaggio dei regimi autoritari, allora il rischio vero è che la maggiore efficienza riesca a far prevalere proprio quei sistemi e a determinare il declino dei Paesi più garantisti. Il risultato finale finerebbe per essere comunque negativo anche per i difensori delle libertà civili.

A mio avviso, è la prima strada che va tentata, imponendo garanzie giuridiche e tecnologiche sia all'anonimato che alla cancellazione di prove documentali dalle quali si possa risalire all'identità delle persone monitorate dal sistema. Nell'esempio della metropolitana, significa che se i dati sono raccolti non attraverso immagini dalle quali si possa poi tecnicamente risalire all'identità della persona (e a quel punto lo si farebbe, se non alla luce del sole attraverso le autorità di polizia, di nascosto attraverso le attività dei servizi segreti), ma attraverso elaborazioni anonimizzate alla fonte (ad esempio che trasformano direttamente l'immagine della persona in quella di un pallino colorato). In questo modo si potrebbero governare i flussi raccogliendo le informazioni di ciascuno spostamento senza che nessuno sia controllato. Efficienza senza controllo di massa è possibile, ma non basta volerlo, bisogna investirci leggi e politiche attive.

 

 

 

Alcune associazioni UK pro-privacy avevano fatto ricorso contro le video-camere usate dalla polizia in Galles, considerato che non esistono regolamentazioni specifiche sui limiti di uso per la polizia di sto tipo di strumenti.

La corte UK ha respinto il ricorso considerando sufficienti le norme esistenti. Tra l'altro anche la gdpr regola solo il riconoscimento facciale fatto dai privati ma lascia spazio ad usi di polizia.

A Hong Kong hanno capito quali possano essere le implicazioni di un sistema del genere che, anche se nasce con le migliori intenzioni (v. la qualità del servizio nella Tube di Londra), finisce con le peggiori intimidazioni.

 

Secondo me si potrebbe provare a seguire l'insegnamento di quel grande supereroe che combatteva la mafia in Sicilia (ovviamente mi riferisco a Falcone).

Follow the money!

Chi ci guadagna? Chi ne trae maggior vantaggio da questo sistema? E se la comunità ne riceve un guadagno (in valori, servizi o efficienza) quando questo valore è superiore al guadagno dell'imprenditore che eroga il servizio, come ci dobbiamo comportare? E ancora, perché lo stato dovrebbe avere interesse a spiare i miei movimenti? Cosa ci guadagna? Posso capire il gestore della metro di Londra che vuole efficentare il suo servizio, ma perché questi dati dovrebbero essere accessibili alle amministrazioni pubbliche (la stasi?). Quando è invece utile condividerle queste informazioni con tutti?

Seguire i soldi ci può aiutare a capire chi sono i veri padroni del web. Non certo gli ingegneri del software che, come gli scienziati che lavoravano sulla bomba atomica, non possono avere colpe, se non latenti. E' dove si accumulano soldi e potere che si annida il peggior marcio del web. Tim Barner Lee e gli altri inventori del web non avevano di certo questo in mente quando hanno deciso di mettere in comunicazione i poli universitari di mezzo mondo. 

Efficenza e controllo possono anche andare d'accordo (in alcuni casi) ma le garanzie, secondo me, si potranno attuare solo se riusciamo a capire come togliere i fondi a chi, in realtà, non ne ha affatto diritto. 

 

Tik Tok è la app cinese (leggi: controllata dal PCC) che riconosce le facce delle persone catturandone i dati biometrici, ed è predisposta per non consentire alcuni tipi di contenuto "vietati", tipo Tienammen o Hong Kong.

In Europa ha già 12 milioni di utenti, ma nonostante la natura sensibile dei dati trattati, non è ancora passata sotto la lente dei legislatori europei.

Sono stati più rapidi i cinesi che, forse per scongiurare il ban ricevuto in Usa, si sono portati avanti con l'offensiva lobbistica per "contribuire" all'indirizzo che le policy europee prenderanno sul tema.

Il regime cinese naturalmente non può costituire per l'Europa nessuna garanzia di rispetto dei diritti civili, politici, umani dei cittadini europei. I dati biometrici controllati dai cinesi rappresentano una minaccia seria per tutti i cittadini europei, oltre che per i cinesi (dissidenti o perseguitati religiosi) che vivono in Europa e gli attivisti europei che sostengono le lotte contro il regime cinese.

Segnalo da questo articolo su Politico.

In Europa si diffonde la tecnologia del riconoscimento facciale, ma le regole che dovrebbero tutelare il diritto dei cittadini alla privatezza dei propri dati personali e sensibili - riconosciuto dalla Carta fondamentale della Ue - invece non ci sono ancora.

Le varie organizzazioni pro diritti digitali provano a premere sui decisori che si rivelano però non ancora pronti ad affrontare la forza economica e lobbistica dei colossi digitali.

In questo articolo https://www.politico.eu/article/fight-against-facial-recognition-hits-wall-across-the-west/ vengono menzionate alcune org europee, tra cui il Partito Pirata, con cui potremmo avviare un dialogo per arrivare a unire le forze e proporre un'iniziativa comune  - che potrebbe essere anche, ma non necessariamente, una ICE.

Questo aspetto della sorveglianza di massa è secondo me cruciale per il "futuro dell'Europa" e, unito alla questione interoperabilità, permette di costruire un pacchetto strategico di iniziative per il futuro digitale in Europa, toccando i nodi fondamentali.

 

Al forum di Berlino cui ha partecipato Andreoli è stato sottoscritto da una trentina di associazioni per i diritti digitali un documento-denuncia delle persecuzioni cui sono soggetti gli attivisti per i diritti umani (digitali) nel mondo, democrazie occidentali comprese.

In questo articolo di Repubblica, alcune storie https://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2020/02/09/news/sotto_attacco_i_difensori_dei_diritti_digitali_in_tutto_il_mondo-248128420/