Finanziamento progetti di Smart in Regione Lombardia

ANTEFATTO: in Lombardia sta per uscire un bando sullo Smart Working.

La Delibera che detta le linee guida del bando è la numero 7761 ed è stata approvata il 17 gennaio 2018. C'è un forte ritardo nell'attuazione del dispositivo causato sostanzialmente da tre fattori: elezioni regionali che hanno portato all'interruzione del lavoro degli uffici fino a metà del 2018, la scelta di dare priorità al lavoro su altri avvisi e bandi in scadenza e, in ultimo, elaborazione "complicata" di strumenti per seguire i finanziamenti su indicazione dell'Unione Europea. Quest'ultimo punto ci permette di entrare nel merito delle linee guida contenute nella delibera e del lavoro fatto fin ora. Il bando prevede lo stanziamento di 15 milioni di euro che arrivano direttamente dal Fondo Sociale Europeo (FSE) ed è diviso in due tranche: 

- 5 mln per lavori di consulenza e analisi che orientino la dirigenza delle PMI nella produzione di Piani aziendali da approvare nei consigli di amministrazione o da integrare negli accordi sindacali sotto forma di voucher il cui importo varia al variare della grandezza dell'impresa; 

- 10 mln per corsi di formazione diretta del personale delle aziende che adottano il piano.

Lo scorso 28 marzo, durante la seduta consigliare dedicata all'Unione Europea, Michele Usuelli ha denunciato come Regione Lombardia si stia lasciando scappare 98 milioni di FSE e altri 98 del FESR non destinati e non programmati e che scadono il 31/12/2020. In particolare il FSE riguarda la formazione del personale ed è il Fondo da cui prendono i 15 milioni per il bando già in corso. Utilizzando lo strumento dell’ordine del giorno potremmo far leva anche sui fondi FSE non destinati e rimarcare di nuovo l’urgenza della destinazione su componenti innovative della vita dei Lombardi.

PROPOSTE:

1. Sulla base delle informazioni che ricavo dalla mia esperienza nel Comitato Disabili della Regione, penso che potremmo puntare proprio sull’implementazione dello Smart Working per i disabili.

I progetti per l’inserimento lavorativo dei disabili funzionano abbastanza bene solo a Milano, mentre nel resto della Lombardia si fa più fatica. I problemi sono più sentiti da alcune tipologie di disabili: sordomuti e ciechi a causa dei devices necessari e disabili psichici a causa della loro specificità e della necessità di avere educatori al loro fianco. 

Pensavo quindi di attestare risorse allo sviluppo dello Smart Working per i disabili, ripartendole tra lo sviluppo di devices specifici, l’affiancamento dove necessario e l’adeguamento degli spazi per chi ha disabilità fisiche. 

Se possibile, l’ideale sarebbe poter legare il finanziamento all’assunzione di disabili, perché in molte parti della Regione le aziende preferiscono il salasso della multa per il mancato rispetto della L. 68/99 all’inserimento di disabili nelle loro realtà. 

Poiché lo Smart Working non necessita di uno spazio definito e quindi non è obbligatorio svolgerlo a domicilio, l’adeguamento degli spazi potrebbe anche essere demandato ai Comuni o ad associazioni con determinati requisiti, che con questi fondi potrebbero creare postazioni di lavoro ad hoc in spazi ad hoc (cosa che consentirebbe anche un minimo di socialità). 

Ovviamente occorre prevedere la formazione sia per l’adozione che per l’avviamento del Piano.

2. Potremmo puntare sull’inserimento lavorativo dei giovani e degli inoccupati ed il reinserimento lavorativo dei disoccupati, dando così un aiuto non richiesto ai navigator dei centri per l’impiego e facendo risparmiare sul reddito di cittadinanza. Bisognerebbe prevedere anche qui la formazione, il finanziamento per l’implementazione di tecnologie digitali e, se possibile, la garanzia del posto per almeno un anno.

Considerate che nelle aziende di medie e grandi dimensioni ci sono già accordi sullo Smart Working, perché è comunque conveniente farli (al netto delle risorse del bando regionale). Queste imprese parteciperanno al bando avendo già avviato progetti di Smart Working per lo più per il middle management. 

Cosa ne pensate? Avete altre proposte?

 

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Ciao Barbara!

avrei innanzi tutto una richiesta di chiarimento. Se ho capito bene, ci sono dei FSE e FSER (cos’e il secondo?) destinati alla regione ma inutilizzati e la tua prima proposta sarebbe di utilizzarli per agevolare l’inserimento di disabili attraverso lo SW. Mi sembra un’ottima idea. Conosco da vicino alcune persone disabili e ho capito da loro quanto sia importante il lavoro per superare i limiti imposti loro dalla natura.

riguardo al secondo, mi confermi innanzi tutto che ho capito bene?

in questo i fondi FSE verrebbe utilizzati per favorire l’impiego di inoccupati o disoccupati.

questo intervento presuppone che ci sia domanda di lavoro delle imprese che non trova lavoratori da assumere. La tua proposta mirerebbe a colmare il gap di competenze.

se è così sono d’accordo. Mi chiedo solo se esiste un’offerta formativa adeguata a sostenere questo sforzo.

Ciao Oreste!

Rispondo ad ambedue le tue considerazioni:

1. I FESR (chiamati anche FSER) sono i Fondi Europei di Sviluppo Regionale: https://www.fesr.regione.lombardia.it/wps/portal/PROUE/FESR. La mia idea è proprio quella di creare un bando per le aziende che vogliano assumere persone disabili permettendo loro di lavorare in modalità SW. Ovviamente dev’esserci un giusto equilibrio tra periodo in SW e lavoro in azienda, altrimenti li si ghettizza. I fondi andrebbero usati sia per acquistare device specifici (il software per ciechi, quello per sordomuti, postazioni ad hoc per disabili motori ecc.) e per la formazione;

2. Ci sono parecchie imprese in Lombardia che lamentano il fatto di non trovare lavoratori “pronti all’uso” (è brutale, ma rende l’idea del gap tra formazione e necessità aziendali). L’offerta formativa può essere finanziata coi fondi e sarebbero le aziende stesse ad individuare ciò che serve loro. Sia la formazione scolastica, sia (soprattutto) quella di disoccupati ed inoccupati over 45-50 non è al passo coi tempi, ma se l’azienda non deve investire in formazione, forse si riesce a far incontrare domanda ed offerta. 

Ciao Barbara, leggo questi post con ritardo, complice l'estate e il fatto che non capitavo più su queste pagine, dato che mi sembrava che il tema dello smart working fosse stato messo "in secondo piano" rispetto ad altre iniziative più accattivanti e significative per Eumans.

Mi sfuggono un po' di passaggi: stai (o stavi, a Luglio...) proponendo un ordine del giorno in Regione Lombardia affinché nel bando sullo smart working siano esplicitamente previsti fondi per iniziative su disabili e inserimento lavorativo dei giovani?

Se è così, non capisco bene l'aggancio tra giovani inoccupati-cpi-navigator e smart working, ma mi piace assai visto che è la broda nella quale mi trovo a lavorare. Tu immagini un contributo per le aziende che assumano inoccupati purché li facciano lavorare in smart working o qualcosa di simile? Mi piacerebbe approfondire questo punto, insomma :)

 

Ciao Ivo, a luglio c’era la discussione del bilancio in Regione Lombardia e sapevamo di avere un bel po’ di fondi tra FSE e FESR non destinati e con scadenza 31/12/2020. Purtroppo le mie proposte sono arrivate tardi rispetto al giorno fissato per la discussione, ma pare possano essere riesumate per il prossimo incontro.

Arrivo al punto 2, un po’ visionario (ma se così non fosse non sarei qui). La mia idea era di attestare parte di queste risorse non spese al finanziamento di progetti di lavoro agile, mettendo però alcuni “paletti” nella delibera con cui lanciare i bandi: i finanziamenti dovrebbero essere in parte destinati all’assunzione e formazione di giovani al primo impiego e/o persone inoccupate e/o disoccupate ed in parte all’acquisto dei device (pc portatili, smartphones ecc.) da dare loro per poter lavorare.

Si tratterebbe di agevolare (anche) l’assunzione di chi percepisce il reddito di cittadinanza e la Naspi. Questi paletti avrebbero indirettamente agevolato il lavoro dei navigator.

Le aziende ne trarrebbero doppio giovamento: i fondi per assumere, erogare formazione e comprare il necessario per l’attività lavorativa ed il fatto che, grazie allo Smart working, non dovrebbero implementare gli spazi di lavoro. 

 

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In risposta a di Barbara Peres

Ok, adesso mi è più chiaro 😊

Opinioni personali: penso che un incentivo regionale che miri a favorire la diffusione dello smartworking, magari nell'ambito di un obiettivo più ampio, tipo il sostegno ai processi di innovazione aziendale e all’utilizzo di nuove tecnologie digitali etc.etc., potrebbe avere sicuramente senso e interessare le aziende. Ci vuole però un giusto mix di incentivi a partire dalle attr ezzature informatiche, che servono come il pane alle PMI (e non solo), soldi per la formazione e bonus occupazionale vero e proprio. Sul target io eviterei come la peste i redditisti di cittadinanza, che siamo ancora tutti in alto mare e ancora non è chiaro cosa fargli fare, oltre a proporgli l'Assegno di ricollocazione nazionale e - in Lombardia - la dote della normativa regionale. I naspi-zzati e giovani inoccupati, magari NEET, vanno sicuramente meglio...

 

Grazie Ivo, ma ti chiedo io un chiarimento perché da sindacalista ed operatrice di Patronato conosco solo la parte di inserimento della domanda di RdC. Ipotizzando un bando che contenga degli incentivi anche per l’assunzione di chi percepisce il RdC (prevedendone la formazione da parte delle aziende che vincono il bando) non verremmo incontro alle esigenze dei navigator? 

Ovviamente non è dirimente inserirli, ma escluderli mi pare discriminante... 

Indubbiamente non ha senso escluderli. Però tieni in conto che il datore di lavoro che assume un lavoratore che percepisce il RdC ha già diritto ad un incentivo, sotto forma di esonero contributivo. Una cifra non superiore a 780 euro mensili. Quindi il teoria bisognerebbe immaginare un contributo cumulabile a quello che l'azienda riceve già: qualcosa che non si sovrapponga quindi all'esonero contributivo ma neppure al cosiddetto "assegno di ricollocazione" nazionale né al sistema dote della Lombardia, che entrambi intervengono sulle spese di formazione, in qualche maniera e che già esistono. Rimangono solo i costi per l'infrastruttura tecnologica secondo me e per quelli di formazione specifica sulle competenze digitali necessarie per lavorare in Smart working.

Per questo, alla fine, mi viene da pensare che una iniziativa che mette assieme RdC e Smart working sia difficile, ma tieni in conto che io sono tutto fuorché bravo a sognare :-)

In effetti hai ragione, almeno per quel che concerne la Lombardia. Mercoledì sarò in Commissione Disabili in Regione e, in base a ciò che emergerà, mi metterò poi al lavoro sul fronte smart working.