Correttivi epistocratici alla democrazia

So che è un argomento delicato ma chi crede nella  democrazia liberale e nel suffragio universale puo essere un buon lettore critico di questo libro molto interessante:

Contro la democrazia- jason brennan

 

facci una sintesi delle idee migliori che ne hai ricavato!

Nel frattempo, inserisco qui una citazione dall'intervista oggi sul Corriere a Daniel Ziblatt, autore del libro "come muoiono le democrazie":

"I colpi di Stato non vanno più di moda. oggi è più facile instaurare un regime autoritario attraverso le elezioni. Magari forzandole, falsandone in parte il risultato e aggirandone i vincoli istituzionali, pur dichiarando a parole il proprio rispetto per la costituzione"

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In risposta a di Marco Cappato

Cerco di essere breve saltando elementi a piè pari, cerco di rimanere agnostico nei limiti del possibile, il virgolettato indica un espansione di significato che necessiterebbe altro…ma salto, per spazio e pure per mia imperizia.

Tesi dell’Autore:  la democrazia non è il migliore dei sistemi possibili né  il meno peggio. L’autore cerca di dimostrare che esiste un altro modello (in astratto) in grado di produrre migliori risultati sociali e definisce questo modello come Epistocrazia: il potere di voto  in mano a chi ha le conoscenze/competenze.

Forse il titolo, tutto sommato appetibile e provocatorio è errato, un titolo più corretto potrebbe essere “contro il suffragio universale”.

L’autore definisce la sua analisi strumentalista: un modello è buono non di per sé ma se e solo se produce effetti socialmente desiderabili. Partendo da questa premessa cerca di dimostrare il perché la democrazia non produce empiricamente  i risultati attesi e quali correttivi possa introdurre un suo sottoinsieme epistocratico. (diciamo che è brutalmente pratico e per nulla romantico, in particolare il capitolo la democrazia non è un poema).

Il libro è uscito nel 2016, prima di Trump, ma dopo il voto ha avuto un incremento di interesse. Non parla di “bolle informative”,  “fakenews”, ”pilotaggi” e quant’altro del tipo Homovidens ed evoluzioni che rimangono comunque argomenti collegabili a supporto della tesi, parla per sommi capi di bias cognitivi, tabella allegata. Non parla di formazione ed educazione al “pensiero critico” contro-argomento collegabile, né approfonditamente di “pesi e contrappesi” istituzionali insiti nel modello repubblicano di cui la democrazia è solo una parte, argomento sostenuto nella prefazione da Cassese. Chiaro che non possa parlare di tutto…e nel suo perimetro rimane comunque interessante e consistente.

L’autore fa una classificazione elettorale tranchant, dividendo gli elettori in:

Hobbit – cittadini scarsamente informati, con scarso interesse e livello di partecipazione, impegno ideologico debole o instabile.  

Hooligan- cittadini  informati conformisti (univocamente chiusi in una bolla informativa autoselezionata e non permeabile), con elevato interesse e senso di appartenenza ideologica, fare politica è come tifare per una squadra .

Vulcaniani- cittadini agnostici razionali, molto informati, con convinzioni mutevoli se dimostrate falsificate dai fatti.

Il mondo però è nei fatti (ritiene l’autore) popolato di Hobbit e di Hooligan,  e al massimo gli Hobbit si trasformano in Hooligan, i Vulcaniani sono rari (ma si difende contro la critica elitaria con uno stile anche eterodosso).

Sub Tesi: Gli elettori sono perlopiù ignoranti, irrazionali e malinformati, anche se persone per bene. Benché la maggior parte voti in base a quello che “percepisce” essere l’interesse nazionale la lettura plausibile dei dati mostra che sono complessivamente incompetenti. Sostengono pessime politiche o - politici sostenitori di - che non avrebbero supportato se fossero stati più informati o se avessero analizzato l’informazione in modo razionale.  Un motivo essenziale per cui le persone usano strategie di minor sforzo è perché al margine il loro singolo voto è ininfluente sul risultato e dunque è razionale non investire troppe energie.

Ci sono molti elementi per poter sostenere che in una società complessa e globalizzata la mole di informazioni ricevuta si trasformi in puro “rumore informativo” e le persone siano costrette ad utilizzare strategie semplificanti per operare delle scelte: trattare il tutto come  “lightning calculator” infinitamente razionale e con informazione completa è ragionevolmente aldilà delle nostre capacità. Il punto è che ci sono persone che hanno strumenti-competenze per rendere operabile e razionale la necessaria “riduzione di complessità” e si sforzano di adoperarli, altri usano diverse euristiche poco razionali: imitazione, comfort zone, pregiudizi, etc…o un mix, riducendo al minimo il proprio sforzo di comprensione della realtà. Chiaro che il costo energetico è funzione delle competenze, se lo stock di competenze è alto lo sforzo è relativamente basso,  se lo stock è scarso lo sforzo può essere anche aldilà delle capacità…questione investimento pensiero critico, nel lungo periodo, ma intanto siamo tutti morti Keynes docet).

Attraverso esempi di indagine sociologica e politica dimostra i bias cognitivi e i risultati conseguenti.

Chiaramente non può dimostrare che l'epistocrazia è superiore alla democrazia perché non ci sono casi empirici, tuttavia sostiene che non esistano elementi logici per non introdurre correttivi.

Nel capitolo 8 fornisce alcuni esempi accademici di cosa intenda per epistocrazia, alcuni curiosi e per me troppo complessi da implementare.

Uno però lo ritengo meritevole di attenzione: il suffragio ristretto.

In astratto tutti hanno diritto di votare (inclusi i minorenni), tuttavia per poter esercitare il voto è necessario un test (un patentino), l'autore fa alcuni esempi scolastici statunitensi, ma l'indicazione utile è un test di cultura generale anche a risposte multiple (di agevole proposizione) non deve essere complesso, ma contenere requisiti minimi di cittadino “civilmente senziente”.

Il test non è una volta nella vita, può essere ripetuto...un po’ come la patente auto o un esame di abilitazione.

Questo sistema non escludente a prescindere consentirebbe di ridurre una parte degli hooligan  e presumibilmente, per inerzia, degli hobbit.

In ogni caso, con un test semplice, il potere marginale di voto sarebbe comunque 1/10mln tale da non potersi considerare sistema elitario.

Di per sé non è una rivoluzione ma solo una correzione. Non riduce la possibilItà astratta di voto ( anzi la espande), ma solo la possibilItà effettiva tramite test.

Sul grado di complessità non è specifico, ma nulla osta a partire con un test relativamente semplice...un po’ come la patente auto.

In fin dei conti se, come società, imponiamo licenze su una moltitudine di attività perché non introdurla sul voto? Le scelte politiche possono avere effetti sociali peggiori di un’auto contromano.

L'autore risponde all'obiezione demografica ovvero che le fasce più deboli verrebbero presumibilmente escluse dal voto con due argomenti.

i deboli non riescono comunque a fare i loro interessi perché non hanno le competenze e quindi le loro scelte di voto non producono il risultato atteso.

Perché mai i “non deboli” non dovrebbero fare l’interesse generale, forse hanno addirittura maggiori competenze per fare le scelte opportune per ridurre tali debolezze sociali...attualmente ho il sospetto che sia più di sinistra la borghesia cittadina, piuttosto che l'operaio metalmeccanico di provincia.

In fin dei conti il problema non sono i deboli, ma le precondizioni, ovvero politiche di inclusione/formazione che promuovano uguaglianza sostanziale.

A ben pensarci l'uguaglianza formale del voto odierna non annulla   altri poteri ulteriori al voto disponibili solo ad alcune categorie (lobbying), l'unica cosa che può quantomeno attenuarli nel lungo termine e la conoscenza diffusa in una società civile ed evoluta. Una società che non si faccia catturare. Attribuire responsabilità di scelta a chi ha strumenti minimi di riduzione della complessità produrrebbe migliori risultati rispetto allo stato del mondo attuale fatto di scelte ignoranti, irrazionali e malinformate.

Ci sono ovviamente molti altri elementi, ma come base di discussione mi sembra possa bastare.

 

Bias cognitivi
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In risposta a di Marco Pierini

Hai fatto un post perfetto per idee. Se ti va, lo pubblichiamo, con le eventuali modifiche che riterrai. Che ne dici?

Nel merito: la tesi dell'autore potrebbe anche affascinarmi se solo riuscissi ad allontanare da me l'immagine, che mi ha accompagnato dalla prima all'ultima parola della tua sintesi, del regime totalitario al quale condurrebbe.

 

 

Allora prima di pubblicare sarebbe opportuno discutere. Perché totalitario?

Non voglio proporre idee totalitarie....parliamone, magari mi persuadi di essere in errore, o ti convinco io.

In ogni caso c'è un linguaggio da rivedere se percepito come totalitario.

Partiamo da qui, se cresce sano passa in idee...altrimenti passiamo ad altro :-)

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In risposta a di Marco Pierini

Discuteró volentieri le tesi dell'autore, se e quando leggeró il libro. Ho constato come la tua sintesi sia adatta ad essere pubblicata per aprirsi alla discussione. Confermi di essere d'accordo?

La pubblicazione comporta aprirsi ai commenti dei lettori, quindi non devi stizzirti per le considerazioni che ti verranno fatte magari da chi ha letto anche altri autori, oltre quello, o da chi non ha letto né gli uni né l'altro ma è dotato di pensiero critico e pone rilievi razionali. 

 

 

Non sono stizzito, anzi, mi fa piacere parlarne. Poi la scrittura può sempre "suonare" disambigua. Ti chiedo scusa per eventuali disambiguita'.

Concordo che per discuterne sarebbe utile partire dall'originale e non da un sunto.

Tuttavia preferirei, per impostazione, lasciare in brainstorming (qui) la discussione. Una volta maturata la discussione, l'elaborazione  transita in idee.

Diversamente potrebbe apparire come se le idee sono sostenute dal gruppo....ma se fossero totalitarie non mi sembrano appropriate al gruppo e potrebbero danneggiarlo.

Siccome sono uno sconosciuto, potrei essere anche un "malintenzionato sabotatore"

Preferirei parlarne qui, ma se ritieni utile diversamente possiamo pubblicarlo in altro spazio....elegantemente  per rispondere:"non sono in disaccordo" 

P.s. mi piace il forum, è lo strumento web più vecchio e più utile.

+1 a Marco C. / Marco Pierini, se ci fai un po' di sintesi magari possiamo poi anche diffonderla nella sezione "idee" se passa al vaglio di Simona Bonfante :) 

Per quanto riguarda la citazione di Daniel Ziblatt, aggiungo nello stesso filone di associazioni questo articolo uscito oggi sul Guardian https://www.theguardian.com/politics/2019/may/26/nigel-farage-brexit-party-britain-failed-democracy-us-model

Parte dalla premessa che è molto probabile che il Brexit Party (interessante il partito "di scopo") fará un gran risultato alle elezioni. Interessante pensare che il partito anti-europeista  e anti-istituzioni europee possa portare un buon numero di Parlamentari a Bruxelles/Strasburgo. 

La frase che più mi ha colpita è questa: 
 

Brexit now isn’t even his principal concern, its failure the mere embodiment of a wider malaise. Instead, the collapse of the Brexit process is proof of his new analysis: that British democracy does not work and does not even exist. Worse, that every organ of the state and political life, be it the parties, the media, the courts – parliamentary democracy itself – are malign and work against the interests of “the people”. Never before have we had a major political force that operates with that basic reflex.

 

Credo che sia un punto importantissimo di connessione tra le iniziative per i diritti politici e le iniziative per lo Stato di Diritto.

Farage è un genio (ed ha imparato tanto dal successo dei 5 Stelle, attuali colleghi di gruppo al Parlamento Europeo): ha creato un partito che non si colloca né a destra né a sinistra. Durante la campagna elettorale non ha mai menzionato la questione 'immigration'. Il Brexit Party non dispone di un programma elettorale, ma solo di un video i cui protagonisti sono due giovani ragazzi di colore. Il messaggio principale di quel video riguarda la crisi della democrazia britannica. Tutto questo - credo - per raccogliere i voti di Laburisti euroscettici che avrebbero probabilmente reticenze a votare per UKIP (data il suo chiaro collocamento a destra e il carattere xenofobo). 

In ogni caso, ricordiamoci che già nella presente legislatura europea un partito euroscettico (UKIP) rappresenta la prima delegazione nazionale britannica nel Parlamento Europeo, con 24 MEPs. Tutto questo per dire che non dobbiamo lasciarci andare troppo al pessimismo perché comunque una volta eletti al parlamento questi partiti combinano ben poco. Certo, una eventuale vittoria schiacciante del Brexit Party manderebbe un brutto segnale, con possibili ripercussioni sulla politica britannica. Ma in termini di policies e funzionamento del PE non avrà per me un grande impatto.

Sarà per il fatto che l’uomo ha la memoria corta.

Sarà per un fattore di comodità, dato che la democrazia è tanto bella quanto complicata.

Sarà per l’ignoranza, reale o camuffata dall’ipocrisia.

Sarà perché stanno crollando i valori fondanti che dovrebbero unirci. 

Sarà quel che sarà ma una cosa è certa: il vento del populismo è un fenomeno mondiale, che ha avuto origine dalle elezioni di Trump nel 2016 (o magari anche prima) e che ha attraversato l’oceano, imbattendosi sulle nostre democrazie.

Probabilmente questo vento spinge con la stessa forza su ogni Paese: sono le fondamenta della struttura democratica di ognuno ad avere il ruolo rilevante.

Fondamenta che sono costruite da ognuno di noi. Più la popolazione è stanca, triste, disperata,  abbandonata e più la nostra struttura democratica oscilla, traballa, rischia di crollare.

Per riparare queste fondamenta occorre una classe politica stabile e diligente, che ha a cuore la salute e l’umore di chi la compone. Solo lei ha gli strumenti necessari per ripararla. Ma finché verranno messe toppe provvisorie, aggiustando in maniera raffazzonata qua e là senza uno schema concreto, la nostra democrazia traballerà sempre di più. 

Il problema, per lo meno in Italia (cito l’Italia perché è il Paese che amo) è che, attualmente, chi ha il potere per solidificare queste fondamenta cerca invece di convincere tutti noi a lasciar perdere, ad abbandonare questa struttura democratica, a farla crollare. Non esplicitamente ma passo dopo passo. 

Basti pensare al fatto che, piuttosto che coltivare speranza e amore per la vita, si alimenta sempre di più odio, disprezzo, rabbia.

Tutte emozioni che ci indeboliscono, rendendoci più vulnerabili a questo vento.

E se siamo deboli iniziamo a tollerare ogni ingiustizia, ogni diritto violato altrui che, con il tempo, si trasformerà in un nostro diritto.

Per questo dobbiamo attivarci, far sentire la nostra voce, confrontarci con le persone per spingerle a credere nuovamente nella gioia di vivere.

Ho paura per la mia Italia e finché avrò un cuore che batte non mi fermerò.

Grazie per tutto questo, questa community è tutto ciò di cui l’Europa ha bisogno, di cui l’Italia ha bisogno.

Noi lo abbiamo capito prima degl’altri.

- Manuele Grossi

Grazie a Marco Pierini per la preziosa sintesi.

La parte distruttiva nei confronti della democrazia elettiva mi pare molto fondata. la parte propositiva molto più debole, perché è chiaro che alla competenza possono essere anche agganciati interessi distorsivi dell'interesse generale (ad esempio per la correlazione tra competenza e ricchezza).

Più che a un suffragio ristretto, mi concentrerei ad esempio su:

- fare rispettare davvero le regole democratiche, a partire del rendere effettivo il diritto ad essere correttamente informati

- arricchire il processo decisionale politico con valutazioni ex-ante ed ex-post sulla fondatezza e sui risultati di una decisione (ad esempio istituendo una agenzia di valutazione delle politiche pubbliche)

- integrare le istituzioni con organi non eletti, sul modello delle assemblee cittadine con componenti estratti a sorte, sui quali esercitare una intensa azione di formazione e informazione, e obbligandoli a un confronto costruttivo.

È vero, l'autore dedica 7 capitoli contro e 1 propositivo (tra le ipotesi anche la democrazia dibattimentale a sorte).

Non concordo sulla questione elitaria.

Vero esiste correlazione (critica analizzata dall'autore), dipende però dal test escludente....se molto stringente si, se debolmente stringente il "paniere" dei votanti rimane ampio. Sul test ci sarebbe da ragionare...oltre al fatto che esistono altri poteri residuali di controllo post voto (lobbying) a disposizione esclusiva di alcuni gruppi. 

Concordo sulla necessità di conoscere per deliberare. Agcom esiste già, ma nei fatti non produce il desiderabile....talvolta dipende anche dalle intelligenze del 4° potere. Ad esempio huffpost che ha scelto di parlare solo di salvini-dimaio pur avendo direttori editoriali di "centro-sinistra". Sulla tv non mi pronuncio l'ho buttata 10 anni fa.

-agenzia valutazione, vale quanto agcom. 

In linea teorica sarebbe il 4° potere autorevole a fungere da valutatore. Anche ammesso che esista una o piu entità valutatrici, l'elaborazione delle valutazioni le deve fare il cittadino, ma deve avere le competenze per farlo, se non le ha semplifica... a prescindere sono tutti pilotati, Faziosi, etc. E si rifugia nella sua tifoseria.

E poi annosoa.questione. Chi controlla il controllore?...purtroppo non credo che si possano applicare strumenti anglosassoni all'antropologia mediterranea.

- l'ultimo punto (sostenuto anche da brennan) mi piace...in astratto, ma di difficile applicazione sul livello nazionale.

Piu appropriato per livelli territoriali, incidenti sul reale palpabile.