Dal dire al fare, Noi. Idee e proposte al seminario di Milano

Dal dire al fare, Noi - Milano, Maresca

Credo che ci sia da fare innanzitutto una considerazione sulla bellezza e la complessità di queste due giornate, non solo in termini di proposte, in termini di temi, in termini di punti di vista che sono emersi, direi quasi anche in alcuni momenti di empatia tra di noi.

E’ successo come quando i dibattiti non si limitavano all'esposizione, o alla trasposizione di conoscenza, ma essi venivano irrimediabilmente condivisi e così accrescevano.

Il compito che mi ha assegnato Marco è quanto mai difficile soprattutto nel dover fare anche un una sorta di classificazione degli elementi che sono emersi, per cui riparto in ordine cronologico, iniziando dal dibattito iniziale che ha aperto questi lavori e che ha dato molta energia al continuo dei lavori.

Nel primo dibattito sono emerse diverse proposte che si possono classificare su piani diversi, sia di intensità della proposta, sia di strutturazione della proposta stessa, ma soprattutto è emerso quanto sia vasto il numero delle proposte che sono emerse nel primo dibattito.

Inizierei sicuramente con quella di Armando Massarenti, direttore dell'inserto cultura del Sole24Ore, che ci ha dato non solo una proposta, ma già il contesto con gli elementi e l'applicazione della proposta stessa. Quindi quello di introdurre, attraverso delle materie di studio, il pensiero critico nella formazione dei cittadini. Più avanti (questa era una proposta valutata nella fase iniziale, ovvero nella formazione dei cittadini) è emersa la necessità di non limitarsi alla scuola, di non limitarsi al percorso scolastico per somministrare questa tipologia di conoscenza ma cercare di ampliarlo nella vita lavorativa e personale dei cittadini. Per cui mi sento di dire che la proposta iniziale è circoscrivibile allo studente, ma è emersa contestualmente la necessità di andare oltre, ovvero non sono solo gli studenti che hanno bisogno di queste capacità per affrontare al meglio la complessità attraverso la comprensione, la conoscenza e quindi la partecipazione consapevole. Una proposta emersa che è già iniziativa politica (ci sono già dei pezzi di carta al MIUR, ci sono delle proposte, delle persone che ci hanno studiato, si sono attivate per questo), è sicuramente questa: l'introduzione attraverso materie di studio del pensiero critico nella formazione degli studenti.

Dopodiché nell'intervento di Marianna Vintiadis è stato affrontato il tema di come ri-generare dei paradigmi economici, sociali, culturali del mondo del lavoro, non solo in maniera critica nei confronti del liberismo economico, ma di rigenerarli nel senso di come la società ci si misura. Per cui quello che sicuramente in me è rimasto più forte (forse per esperienza personale) è il ripensare agli attori economici come amanti del liberismo. L'attore economico, imprenditore o società, ha come obiettivo la massimizzazione del profitto fine a se stessa, per cui non gli interessa quanto più il sistema sia concorrenziale, basato sul libero mercato e su principi che aumentino la competizione e facciano aumentare il benessere sociale, ma è interessato a quanto questi meccanismi possano dargli la possibilità di massimizzare il profitto. Per cui ri-mettiamo in dubbio il fatto che le multinazionali siano loro stesse essenza della competizione nel libero mercato e cerchiamo di ripensare attraverso quale iniziativa politica si potrebbe mettere in discussione questo questo paradigma.

Una cosa che poi è emersa nella facilitazione di Jacopo Tondelli (direttore degli Stati Generali, non più giornalista dell'Inchiesta) è stata quella di rendere compatibili tutte queste cose; cioè, sì sostegno alla cultura, in una società che vede messa a rischio le proprie libertà non solo economiche, ma anche sostegno alla partecipazione di tanti soggetti economici alla vita culturale degli individui. Questo, inevitabilmente, non si può trasformare immediatamente in iniziativa politica, ma sicuramente ci dà la possibilità di vedere le cose in una maniera nuova e differente.

Dopodiché il dibattito che si è prolungato un po' di più è stato quello sulla rivoluzione digitale per la rivoluzione liberale, animata da Emanuele Scotti e Rino Malaponti, in cui si è cercato di individuare un ambito entro cui fare politica, ossia quello di capire il rapporto tra la tecnologia le piccole imprese. Quelle piccole imprese che, qualcuno, ha detto bisogna scardinare, eliminare perchè in Italia la libertà di impresa non è vista come rischio. Le società, le piccole imprese, si avviano con un rischio, che è un capitale, per cui se questo rischio che si assume l'imprenditore nella piccola impresa si manifesta negativamente perché dovremmo, attraverso dei privilegi, continuare a dare vita a questo?
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I due relatori hanno fatto un passo indietro mettendo in crisi quella che era la nostra percezione di come si sia intervenuto nel tessuto economico italiano. Si è parlato di grandi imprese, di multinazionali del settore tecnico, si è parlato di Uber, Air-B&B, si sono fatti molti esempi dei consumatori e dei clienti che entrambi partecipano, in diverse fasi, alla creazione del valore. Mettendo in crisi questo paradigma abbiamo visto come la tecnologia, non solo modifica i rapporti tra il cliente e le aziende, ma modifica soprattutto i rapporti che stanno dietro la produzione del valore. In Italia che, dove c'è una situazione di nanismo imprenditoriale (non in senso dispregiativo) come si può scardinare questo meccanismo? Come si può mettere questo meccanismo a vantaggio di tutti? Non solo di chi se lo può permettere? Ecco non credo sia ancora stato trovato il modo di attivare le persone, i cittadini, per rendere possibile tutto ciò. Per cui, come fatto nei confronti dell'intervento di Marianna, bisogna entrare in una fase di approfondimento per capire cosa crea il discrimine tra grandi imprese e piccole imprese, e lì si potrebbe intervenire, forse, in maniera referendaria.

Si potrebbe, con una azione referendaria, abolire qualche legge? Oppure proporre una nuova legge di iniziativa popolare che coinvolga anche le piccole imprese in modo da creare valore tramite la tecnologia? Con la formazione? In che modo? Per cui, come in altri esempi, ci sono delle proposte che hanno già vita, hanno già degli elementi incardinati su cui bisognerà comunque andare avanti. Sicuramente Napoli sarà l'occasione di proseguire con questo dibattito perché vi parteciperanno nuovi relatori ma anche relatori che sono stati presenti in questo dibattito.

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