Economia Civile

La crisi del capitalismo finanziario del 2007/2008 ha posto le basi per una nuova visione di finanza e di economia sostenibili e diverse, ispirate a creare e garantire un' "Economia civile".

Per civile si intende un'economia che non elimini i mercati e la finanza, che non distrugga dunque le istituzioni economiche, ma che infonda fiducia in esse rendendo il mercato rispettoso dell'ambiente, del bene "comune", dei consumatori e dei risparmiatori socialmente responsabili. La finalità è di far sopravvivere il mercato, ma risulta ancora più evidente che ciò sarà possibile solo in una prospettiva di un'economia civile e civilizzante. E per civile nell'accezione di Antonio Genovesi (teorico del '700) che ha coniato l'espressione si intende il superamento dell'individualismo nella visione dell'homo homini lupus di Hobbes (e poi di Smith) e l'ingresso di un Homo reciprocans che  all'interesse individuale preferisce la massimizzazione del benessere comune, ciò sia perché si offrono maggiori possibilità di profitti (nell'ottica di cooperazione e reciprocità) sia perché all'interno del principio di efficienza della produzione si introduce il concetto di pubblica felicità, intesa come qualità della vita. Risulta così sempre più evidente, in questa visione, l'insufficienza di un indicatore di ricchezza come il PIL e la necessità di nuovi indicatori  che oltre a tenere conto di quanti posti di lavoro vengono creati tengano conto della "bontà" di questi posti e di tutte quelle ricchezze immateriali che sintetizzano il concetto di qualità della vita  (rispetto dei diritti e delle libertà, relazioni sociali, vivibilità dei luoghi). 

In questa concezione si apre una nuova possibilità di welfare basato su una sussidiarietà circolare e sostenibile. Se difatti nel welfare state lo Stato si sostituisce all'individuo e alle imprese, non potendo comunque sostenere i costi di un'ingente spesa pubblica e non garantendo un'efficiente risposta ai bisogni collettivi (basti pensare alla bassa considerazione dei servizi pubblici al sud), nel Welfare Civile lo Stato condivide la propria sovranità per superare i limiti del mercato ASSIEME alle imprese e ai cittadini che divengono così soggetti attivi e non cade necessariamente nella privatizzazione, ma apre la via alla socializzazione del bene comune.

Si supera così la mancanza di risorse, si garantisce l'accessibilità a tutti e tutte del bene grazie alla presenza dello stato, si fa fronte a pieno al bisogno individuato grazie al coinvolgimento di imprese del terzo settore attivamente presenti sul territorio e a conoscenza di questi bisogni, e si creano una serie di relazioni sociali e economiche che non hanno nulla a che vedere con strutture verticistiche di controllo ma che si fondano sulla reciprocità e sulla cooperazione tra esseri umani. 

 

Ci sono possibili delibere comunali che in alcuni paesi hanno già adottato e molte persone e reti di associazioni e imprese che portano avanti il concetto di Economia Civile, mi sembra perfettamente in linea con il concetto di Eumans e magari recuperiamo qualche altro Eumano (se si scrive così).   🙃

Condivido molto la prospettiva, Rosaria. Grazie di averla messa sul tvolo. A Milano abbiamo dato forma regolamentare alla amministrazione condivisa dei beni comuni, accordi tra Comune e cittadini/associzioni che si incaricano di gestire un bene pubblico, valorizzarlo, dargli funzioni di carattere sociale. Stanno andando alla grande. La ricchezza civile qui a Milano è eslevatissima e questo strumento consente di formalizzare questa devoluzioni di poteri, dall'amministrazione al cittadino. Qui trovi tutte le info sui Patti di collaborazione attivati e il Regolamento che è stato ispirato all'esperienza di Bologna e il know-how dell'associazione Labsus che si occupa da sempre di attivare questo tipo di cultura nelle amministrazioni locali.

Può essere una buona base anche se poi ciascun territorio ha le sue caratteristiche - una città piccola è diversa da una grande, e tutte la altre città/paesi d'Italia sono diversi dalla super civile, super efficiente, super tutto Milano :)

 

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In risposta a di Kuliscioff

Sì in realtà ho visto il caso di Milano ed è stato promosso lo stesso regolamento dal mio professore di microeconomia a Cava dei tirreni (che ha messo l'esame di Economia Civile qui all'università di Salerno). Ho visto anche il lavoro di Labsus sempre grazie al prof che ci collabora e ha realizzato un convegno insieme, ed è veramente molto interessante sul sito ci sono molti spunti a partire dal modulo di regolanento dei beni comuni. Sarebbe bello in realtà coinvolgerli su Cuore perché è la visione di cittadinanza attiva che si promuove qui. 

In ogni caso con un gruppo di amci vorremmo proporre il regolamento anche nel nostro paese visto che da alcune settimane l'amministrazione comunale a seguito di numerose nostre richieste finalente sta promuovendo assemblee aperte, e in una di queste assemblee alla richiesta di gestione di uno spazio inutilizzato c'è stato un riscontro positivo da parte del sindaco, regolamentare il tutto non può che essere utile per amministrazione e cittadini :)!