Infosfera o meglio Infrastruttura

Infrastruttura e infosfera

Pubblichiamoun articolo dell'articolo  che Francesco Varanini ha presentato in data 3 giugno 2019 alla rivista Sviluppo & Organizzazione, in attesa di review. Francesco Varanini è uno degli esperti che stimoleranno il dibattito durante Eumans per la democrazia digitale - il seminario che si svolge a Milano il 21 giugno. 

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Come quasi sempre accade, i cambiamenti storici, economici e culturali, nel loro affermarsi e consolidarsi, si appoggiano su parole alle quali è affidato il compito di esprimere la novità.

Nella seconda metà del Settecento si afferma un modo di pensare che oggi ci è consueto: in tedesco la parola è Aufklärung, 'delucidazione', 'chiarimento'. Ma contribuiscono significativamente a definire il senso anche le diverse traduzioni. Enlightenment, Lumières, Ilustración, Illuminismo.

Negli Anni Venti e Trenta del secolo scorso Henry Ford è la figura simbolica. Ma la parola fordismo si afferma, prima che in inglese, in tedesco, in russo ed in italiano. E' il titolo, nel 1924, di un pamphlet del barone Gottl-Ottlilienfeld. E' oggetto di attenzione in Unione Sovietica agli albori dello stalinismo.

Antonio Gramsci, scrivendo in carcere nel 1934, usa la parola mentre riflette sull’organizzazione del lavoro della Fiat tra il 1919 e il 1920, quando gli operai lottavano per l’istituzione dei Consigli di fabbrica. Possiamo dunque chiederci con quale parola, tra cento o duecent'anni, definiremo la nuova forma organizzativa digitale che ci appare giorno dopo giorno più evidentemente presente - eppure non ancora chiara ai nostri occhi.

Infosfera

Spesso accade che l'affermazione delle parole sia dovuta alla loro facile presa, ed anche al fatto che esse appaiono legate alla presenza di una persona fisica, eletta a guru. Questo è il caso dell'Infosfera. La parola è associata a Luciano Floridi, filosofo italiano docente a Oxford. E' evidente il richiamo alla biosfera, lo spazio in cui è possibile la vita sul nostro pianeta.
Floridi assume che la concezione del mondo è sempre più "fondata sull'informazione -si pensi al DNA e alle biotecnologie-".

In questa ottica la stessa biosfera, e lo stesso mondo fisico, possono essere intesi come regioni dell’Infosfera. "Dell'Infosfera fanno parte gli stessi esseri umani, in quanto organismi informazionali (inforgs). Perciò il termine è filosoficamente sinonimo di 'essere'". In interviste concesse a giornalisti, conferenze in affollati teatri, lezioni magistrali in rinomate università, Floridi diffonde questo verbo ambiguo e superficiale.

Nei suoi libri è lievemente più cauto ma non molto più preciso. In cosa consiste "understanding ourselves as inforgs"? si chiede in The Fourth Revolution. Parlare di cyborg, ibridi uomo-macchina, ci dice "is Science Fiction". "We have begun to understand ourselves as inforgs not through some biotechnological transformation in our bodies, but, more seriously and realistically, through the radical transformation of our environment and the agents operating within it."

Il cambiamento non sta dunque nell'essere umano, sta piuttosto nell'ambiente in cui l'essere umano si trova a vivere: l'Infosfera. Peccato che superficialità e ambiguità siano evidenti già dal titolo. Di fronte al The Fourth Revolution, e al sottotitolo che rimanda all'Infosfera, impossibile evitare una connessione mentale con la Quarta Rivoluzione Industriale. E' una ambiguità che probabilmente giova al successo del libro. Ma Floridi non fa riferimento alle Rivoluzioni Industriali. La sua prospettiva è più ambiziosa. Alla rivoluzione Copernicana, Darwiniana e Freudiana, secondo Floridi, segue l'odierna Quarta Rivoluzione. Una periodizzazione opinabile: perché non guardare al Rinascimento e all'Illuminismo. Ma Floridi, impegnato a girare per il mondo con il suo pacco di slides Power Point, impegnato a raccogliere applausi mentre ci rassicura che non abbiamo niente da temere e che ci attende un futuro di abbondanza, non ha più tempo, o motivo, per pensare così come ci si può aspettare da un filosofo.

Torniamo dunque al Floridi filosofo. Il titolo più promettente sembra essere Philosophy and Computing, uscito nel 1999. Ma presto il libro si rivela per quello che è: un avvicinamento all'informatica per studenti di filosofia. Un testo necessario, una guida efficace, dove però la filosofia è assente. Leggiamo allora i testi più ricchi di pensiero.

Possiamo innanzitutto notare che la produzione del giovane Floridi si inquadra nel tentativo di rinomati filosofi inglesi e americani: non si tratta di imparare ad usare il computer o conoscere i fondamenti dell'informatica, quando di proporre una critica filosofica del computing. Si parla dunque di Philosophy of Computing and Information nel senso di filosofia che ha per oggetto il computing. Dove il computing non è solo la Computer Science, ma anche l'insieme delle pratiche di tutti gli esseri umani che interagiscono con computer. Due articoli sopratutto meritano di essere presi in esame. What Is Philosophy of Information? e Open problems in the Philosophy of Information. Già il titolo del primo articolo è caratterizzato, giustamente, dal punto interrogativo. Ci si pongono domande.

Nel secondo articolo si tenta qualche risposta, limitando il campo ai dubbi. E' qui che Floridi ammette: "This is the hardest and most central question in PI [Philosphy of Information]. Information is still an elusive concept". Nella traduzione italiana: "Questa è la domanda centrale e più difficile della FI. Quello di «informazione» rimane tuttora un concetto elusivo".

L'Information Theory che ha in Claude Shannon il capostipite è fondamento essenziale della Computer Science. Ma l'informazione, nonostante Shannon, e nonostante il fatto incontrovertibile che le macchine costruite a partire dalle teorie di Shannon e di Turing funzionino, e funzionino anche in modo efficace, resta un concetto elusivo. Siamo d'accordo con Floridi: "This is a scandal not in self", "non è uno scandalo di per sé", purché si continui a ragionare sull'argomento, purché ci si chieda cosa è l'informazione in sé, e come si pone la relazione tra informazione ed esseri umani. Può esistere informazione in assenza di esseri umani? Quale relazione lega informazione e conoscenza? Verso la conclusione di Open problems in the Philosophy of Information, tornano ad affollarsi i punti interrogativi.

Perché le ICT sollevano questioni morali? Che tipo di etica è la Computer Ethics? Floridi non ha più tempo per porsi queste domande. "È membro dello 'High-level expert group on artificial intelligence' voluto dalla Commissione europea. È regolarmente chiamato a risolvere problemi etici per Google, Tencent, Microsoft, Facebook".

L'autore dell'articolo ha dimenticato di citare l'Ibm.

Non possiamo fare a meno di notare che si tratta proprio le società di fronte al cui dominante interesse andrebbero difesi gli interessi dei cittadini. Floridi ha la risposta.

L'istituzione di un Comitato di Esperti di cui lui stesso farà parte "Five ethical principles", "20 concrete recommendations".

Nell'explicit di Open problems in the Philosophy of Information Floridi si chiedeva: "We have now come to end of this review, I hope the reader will be thrilled than depressed by the amount of work that lies ahead".

Non siamo depressi dalla mole di lavoro che ci aspetta, ma semmai dal fatto che Floridi non contribuisca più a questo lavoro, e anzi ci imponga per aggiunta il lavoro necessario per criticare ciò che il Floridi-guru ormai dice.

Il diavolo sta nei dettagli. La versione inglese dell'articolo, datata 2004, si chiude con una ammissione:

"I must confess I find it difficult to provide an elegant way toclosing this article. Since it analyze questions but provides no answer, it should really end with 'The Beginning' rather than 'The End'."

La chiusa in italiano, un anno dopo, è sottilmente diversa: "devo confessare che trovo difficile elaborare una conclusione elegante per questo articolo. Visto che analizza domande ma non fornisce risposte, forse potrebbe degnamente concludersi con un 'welcome' nel mondo della Filosofia dell’informazione, piuttosto che con un 'the end'."

Benvenuti nel mondo di una Filosofia dell'Informazione senza più domande. Da allora in poi Floridi-guru, folgorato dal successo della facile formula, formula della quale il giovane filosofo Floridi onestamente dubitava, non ha avuto più tempo per tornare veramente sull'argomento. Il problema non è dappoco: se è elusivo il concetto di Informazione, non può che essere elusivo il concetto di Infosfera, che sul concetto di Informazione si appoggia.

Infrastruttura

Vista la sorte dell'Infosfera, cerchiamo un'altra parola.

Giovedì 16 febbraio 2017 Mark Zuckeberg, il fondatore di Facebook, che qualcuno proprio in quell'anno candidava a Presidente degli Stati Uniti, pubblica su Facebook un lungo post dal titolo Building Global Community. Più che il Discorso dell'Unione di un Capo di Stato, è l'enciclica, la lettera pastorale del Papa di un Chiesa Universale.

Nel testo, la parola infrastructure appare alla quinta riga, e poi altre ventiquattro volte.

"In times like these, the most important thing we at Facebook can do is develop the social infrastructure to give people the power to build a global community that works for all of us".

L'Infrastracture è definita con impegnativi aggettivi: social, meaningful, global. Altrettanto impegnativi gli aggettivi usati per definire le Communities nelle quali gli esseri umani meriterebbero di vivere: supportive, safe, enformed, civically-engaged, inclusive.

Presto si capisce che per Zuckenberg comunità e infrastruttura sono sinonimi.

Non è un passaggio dappoco. Si considerano così fuse l'ottica sociale -lo sguardo della psicologia, della sociologia, della scienza della politica, in genere della scienza umane e ancor più in generale di arte, musica, letteratura- con l'ottica tecnologica - ovvero lo sguardo del tecnico che costruisce macchine e che programma il loro funzionamento.

Questa duplicità, o meglio questa sovrapposizione o convergenza tra 'sociale' e 'tecnico' è riassunta in una definizione ben nota: sistema sociotecnico.

Infrastruttura: In origine sta la radice indeuropea ster, che ha il senso di 'stendere'. Da questa radice in greco antico stratos, 'esercito schierato', e strategôs, 'capo dell'esercito'.

Questa è quindi anche l'origine di strategy. Dalla radice ster discende il verbo struere significa in latino 'disporre uno strato sopra l'altro'. Da struo il concetto astratto: structura.

Anteponendo il cum, che porta in senso di vicinanza e compiutezza, si ha il verbo construo, da cui costruisco, e quindi construzione, construction.

Ed anteponendo il dis, che sta per separazione, dispersione, si ha il latino destruo, distruggo, e quindi distruzione, destruction.

Dal verbo struere, ancora, il latino stratum, da cui anche strada.

E' proprio lo strato, dunque, a dirci dell'originario senso della struttura: un continuo tentativo di assestamento, che avviene attraverso il sovrapporre in modo differente gli strati uno sopra l'altro, cambiando ad ognuno la posizione, o aggiungendo o togliendo strati. L'infra rafforza ulteriormente il senso: infra è in origine 'sotto', ma poi sta anche per 'dentro', 'fra', 'all'interno'.

Building Global Community: Zuckerberg chiama ogni cittadino a co-costruire "the world we want for generations to come". Ma è pura ipocrisia. Di lui non ci possiamo fidare per un semplice motivo: Facebook nega qualsiasi reale spazio di partecipazione.

E', di fatto, un caso esemplare di istituzione totale: il sovrano onnipotente decide in modo vincolante quali comportamenti potranno essere agiti. Il cittadino è ridotto ad utente. Ogni comportamento è osservato è sorvegliato.

Benjamin H. Bratton, studioso e manager eterodosso, ci mostra un cammino difficile, ma ci permette di ripartire dal punto in cui non possiamo seguire Zuckeberg. Non a caso Bratton intitola: Stack. La parola sta per 'a pile of things arranged one on top of another'.

Bratton -in modo del tutto coerente con il senso latino- osserva l'Infrastructure come "multilayered structure of software protocol stacks ,in which network technologies operate within a modular and interdependent vertical order". “Struttura multistrato di pile di software. Strati sovrapposti che si tengono l'un l'altro, necessari l'un l'altro.

Il sottotitolo recita: On Software and Sovereignty. "The model does not put technology 'inside' a 'society', but sees a technological totality as the armature of the social itself."

L'Infrastructure è dunque un sistema che va ben oltre ogni singola piattaforma tecnologica, relativa ad una singola organizzazione. Si tratta del nuovo spazio offerto all'azione sociale. E, si spera, anche spazio di autonomia e di libertà per i cittadini. Importante notare che ci è difficile dire: nuovo terreno, perché manca la solidità, la fermezza, la durezza che associamo al terreno.

Negli Anni Sessanta del secolo scorso appariva nuovissima, quasi indefinibili e paradossale una parola: software.

Oggi, possiamo dire, viviamo nel software.

A conferma della natura 'aerea' dell'Infrastructure diciamo oggi non a caso: Cloud. E tutto nell'Infrastructure, appare, a prima vista, elegante, grazioso, brillante, furbo, scattante, veloce, intelligente, in una parola, smart.

Smart phone, smart work, smart city.

Probabilmente è una illusione pericolosa, di fronte alla quale né Zuckenberg né Floridi ci mettono in guardia.

L'importanza del contributo di Bratton non sta nella pur notevole capacità di descrivere in modo sintetico il sistema tecnologico. L'importanza sta soprattutto nel trarre le conseguenze politiche: l'ambiente in cui di apprestiamo a vivere, e forse anzi l'ambiente nel quale già viviamo è una accidental megastructure.

"That is not only a kind of planetary-scale computing system; it is also a new architecture for how we divide up the world into sovereign spaces". Una nuova architettura attraverso la quale suddividiamo il mondo in spazi sovrani".

L'Infrastructure "sta cambiando non solo il modo in cui i governi governano, ma anche ciò che la natura della governance [what governance even is in the first place]".

Nell'Infrastructure, gli Stati Nazionali e gli enti internazionali -dotati di potere legislativo- si trovano a far fronte alla 'sovranità di fatto' di cui dispongono Google, Amazon e Facebook. Nuovi equilibri andranno cercati, facendo i conti con gli svantaggi conseguenti all'asimmetria: Google, Amazon e Facebook hanno il potere di imporsi agli Stati ma non sono assoggettate alle norme che, per mutuo riconoscimento, regolano i rapporti tra Stati.

La storia può offrire esempi: la relazione della Compagnia delle Indie con il Regno d'Inghilterra; i Concordati tra Chiesa Cattolica e Stati Nazionali. Certo non basteranno, a garantire nuovi equilibri, e a dirimere i conflitti, i Comitati Etici auspicati da Floridi.

Servono nuovi assetti politici e organizzativi, che restano ancora da progettare. Ma essendo ogni gioco giocato sull'Infrastructure, si tratterà giochi digitali. E' ovviamente opportuno non lasciare la progettazione di un qualsiasi strato o regione dell'Infrastracture a meri tecnici, ma non potrà partecipare al progetto chi è digiuno di conoscenze riguardanti le tecnologie.

Dunque, a questo punto, sta a tutti noi -cittadini innanzitutto, e poi professionisti di ambiti che vanno dal management alla progettazione organizzativa-, sta a noi entrare in campo.

Non solo abitare l'Infrastructure, ma partecipare a costruirla.


Nota: la versione dell'articolo con le note è disponibile in pdf su richiesta