La crescita demografica come sfida politica

La crescita demografica come sfida politica, Feltrin

L’attuale popolazione mondiale conta più di 7,6 miliardi di individui. Stando alle previsioni di numerosi centri di ricerca, il 2055 potrebbe segnare la cifra record di 10 miliardi. Eravamo 1 miliardo due secoli fa… Come può la popolazione umana decuplicarsi senza che tutto ciò abbia smisurate implicazioni ecologiche, sociali, economiche e politiche? Considerato che anche i consumi pro capite sono aumentati notevolmente, l’umanità, oggi, consuma qualcosa come 140 volte di più che nel 1800!

Cosa significa tutto ciò? Che l’umanità, nel complesso, necessita già di una Terra e mezzoper sfamare la propria vorace fame di risorse. Tutto ciò non può continuare a lungo: il capitale naturale è in esaurimento - risorse fossili ed elementi rari - o sovrainquinato - acqua in primis – e i rifiuti si accumulano sempre più in fretta, mentre le necessità globali crescono vertiginosamente.

Si potrebbe dire che nel Mondo, ogni anno, si aggiunga una popolazione pari a quella dellaGermania e il motore di questo rapido incremento non risiede più nei paesi ricchi bensì in nazioni particolarmente sofferenti quali Niger, Afghanistan, Burundi, il cui tasso di fecondità totale si aggira attorno ai 7 figli per donna. Ci troviamo a vivere una realtà globale nella quale il disordine demografico, con paesi ad alta fecondità e paesi in “denatalità”, è ai massimi storici come lo è anche l’allocazione delle risorse. Occorre, infatti, ricordare che nel secolo XXI più dell’11% della popolazione soffre la fame.

In questa cornice, tuttavia, la maggior parte della politica italiana ed europea si preoccupa semplicemente della bassa natalità del proprio paese sostenendo un’ideologia pro-natalista che vede nel numero, al di là della realtà ecologica e geopolitica, la misura più certa della forza. Così, a parecchi anni di distanza dal discorso di Mussolini, si sentono ancora autorevoli voci compiangere le culle vuote ed incentivare le famiglie a prolificare. Possiamo davvero credere di dover generare più giovani lavoratori per far funzionare industria, aumentare il PIL e pagare le pensioni? Non è questo uno schema Ponzi nel quale rischiamo di restare intrappolati?

Occorre ricordare che l’Italia è, come molte altre nazioni europee, in una condizione di Netherlands fallacy, ovvero senza un flusso costante di importazioni non potrebbe rispondere alle necessità della propria popolazione. Ma cosa accadrà quando tutto il mondo sarà in tale condizione?

Non è certo auspicabile arrivare ad esperire tale miserevole condizione, serve piuttosto adottare due strategie politiche che, prima o poi, diverranno necessarie: 

In politica estera organizzare un fondo europeo per garantire istruzione rivolta anche alle donne, equità di genere, possibilità di contraccezione e assistenza medica in paesi dove la maternità non è una scelta ma una condanna. Questo influirebbe positivamente sul benessere di tali nazioni, sulla salute di donne e neonati e ridurrebbe la pressione che le popolazioni esercitano su ecosistemi estremamente fragili mitigando, inoltre, i flussi migratori.

In politica interna, invece di forzare le libertà individuali per ragioni meramente economiche, si dovrebbe fare della denatalità un’occasione di modifica dell’economia e del sistema di welfare. Tutto ciò secondo i principi dell’economia circolare con investimenti volti maggiormente alla creazione di servizi piuttosto che alla produzione di beni non necessari. Una popolazione più vecchia avrà costi maggiori, ma una popolazione meno numerosa permetterà di tagliare diverse spese. Occorre ricordare che, ammortizzato il trauma iniziale, la popolazione probabilmente si stabilizzerà ad un livello più basso di fertilità.

La sovrappopolazione è un problema enorme che la politica, per il bene di tutti, dovrà affrontare nonostante sia ancora scomodo parlarne. Oggi abbiamo la scienza, la tecnologia e le strategie per attuare una giustizia demografica che non leda le libertà individuali e che favorisca il benessere umano e non. Vogliamo davvero chiudere gli occhi o lasciare ai demagoghi dare delle risposte?

Per uno studio approfondito sul tema rimando al mio libro Umani, troppi umani. Sfide etico-ecologiche della crescita demografica (2017)