Proposta di Evento sulla libertà di informazione

“IMBAVAGLIATI | Quando il Potere soffoca e uccide la Libera Informazione

Il prossimo 3 giugno Antonio Russo, inviato di Radio Radicale, avrebbe compiuto 60 anni. Antonio fu ucciso nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2000, in Georgia ai confini proprio con la Cecenia dove aveva quasi completato un reportage sulla guerra e sui crimini dell'esercito di Mosca.
Al suo ricordo e al suo lavoro vorremmo dedicare un Evento sulla libertà di informazione promosso da Eumans. Un'idea che abbiamo sviluppato con  Carlo Valdisalici.

Non vogliamo proporre una commemorazione ma un’iniziativa politica  sulla “libertà di informazione” e il conseguente “diritto alla conoscenza”.  Sarà  così l'evento stesso a ricordare Antonio Russo, riservandogli  la chiusura con alcune note a cura dell'amico Antonio Borrelli.
Pensavamo di affrontare alcuni casi di attualità sullo stato del diritto di informazione internazionale ed europeo. Così parleremo del caso Assange, come della situazione critica in alcuni potenti paesi come la Russia e la Turchia.

Non vorremo che l’Evento fosse “introvertito” su Eumans, perciò cercheremo di organizzarlo in maniera di avere contributi significativi dall’esterno ed in particolare contattando quelle personalità e quelle associazioni che si battono per il diritto alla libera informazione.

Si è pensato ad una durata massima di due ore, presumibilmente dalle 18 alle 20. E si è deciso di fare in modo di rendere l’incontro il più interattivo possibile prestando molta attenzione alle domande della chat o anche consentendo interventi in audiovideo brevi.

Vista l’ambiziosità del Progetto ci serve un grande aiuto, sia per gli aspetti organizzativi, sia per affinare il concept, a partire dal titolo, e soprattutto per progettare il profilo politico dell’iniziativa: chiunque fosse interessato a fornire il proprio contributo può scrivere qui su cuore.

Roberto Mancuso & Carlo Valdisalici

Organizzare un evento sulla libertà di informazione e il diritto alla conoscenza e dedicarlo ad Antonio Russo non può prescindere dalla chiara consapevolezza che una democrazia non può dirsi compiuta senza un'informazione libera e plurale, cioè senza lo strumento principale perchè si realizzi quel diritto alla conoscenza  senza il quale la democrazia è un uccello senza ali (abusando di una delle figure retoriche più usate nei manuali del buon democratico).

Molti di noi eumani stanno riflettendo e si confrontano su nuovi modelli di democrazia, perché il cambiamento culturale e sociale necessita di variazioni dei modelli rappresentativi, con lo strumento tecnologico contemporaneamente soluzione e volàno di queste necessità. Ma non può esserci modello democratico che non abbia alla base delle scelte individuali la conoscenza e quindi l'informazione. Il diritto alla libertà di opinione ed espressione, nell'enunciazione della dichiarazione dei diritti umani delle NU all'art.19, è diritto ed espressione del diritto, ma allo stesso tempo tutela di altri diritti, anche di quelli che hanno avuto ranking migliore nella dichiarazione.

Per questo motivo ogni potere ha sempre controllato il sistema di comunicazione, limitandone la plurarità, intimidendo ed assassinando i giornalisti e i reporters, e molto spesso comprando o corrompendo. Questo ultimo è lo strumento spesso usato nelle democrazie in cerca di identità come quella italiana, ma purtroppo assistiamo negli ultimi decenni a una involuzione del sistema mediatico anche in paesi di grande tradizione democratica. Per il potere totalitario è meno “costoso” reprimere il libero pensiero tramite il controllo totale del sistema informativo e reprimendo senza molti indugi le forme di dissenso: ché le vibranti proteste delle organizzazioni sovranazionali e delle ONG sono solo fastidiose e molte volte non riescono ad arrivare neanche agli uffici degli affari esteri o delle ambasciate.

Poi ci sono tutta quella serie di stati autoritari instaurati in forme democratiche bloccate e controllate. Qua è dove la battaglia è più dura ma fondamentale. Ci sono due stati autoritari nella nostra vecchia Europa alle porte dell'Asia e del Medio Oriente che penso dovrebbero indirizzare la denuncia e la discussione nella nostra iniziativa.

Non che la Cina perché regime totalitario sia più accettabile ma perché paesi come la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan sono chiave per combattere il nazionalismo con tutte le conseguenze che porta (vedi Ungheria).

Le similitudini tra Russia e Turchia sono evidenti, entrambi nelle mani di due uomini forti che controllano le forme democratiche tanto da variare le costituzioni a loro piacimento. Entrambi hanno represso la libertà di opinione e controllato la libertà di espressione. Forse più con il veleno e i sicari Putin, più con il carcere e l'intimidazione Erdogan.

Da sempre in competizione economica, specie sul mercato europeo, e da molto tempo nemici, ma spregiudicati tanto da fare affari militari, i due leaders, molto attivi sul piano internazionale, si sono trovati insieme a distruggere quel che resta dell'Unione Euopea. Antieuropeista da sempre la Russia , la Turchia, ancora membro della Nato, con Erdogan si trova in un ruolo apparentemente contraddittorio dato che figura come paese interessato ad entrare nell'Unione insieme al Marocco (c'eravamo molti di noi favorevoli, come all'ingresso di Israele).

Non voglio dilungarmi oltremodo sulle motivazioni della politica internazionale antieuropeista dei due stati autarchici, ma sottolineerei che l'Unione Europea è nata come unione democratica di stati liberali e l'esaltazione di questo aspetto nel rilanciare la comunità europea è molto importante per comprendere gli attacchi mediatici e le politiche splitting business specie di Putin.

Nel denunciare lo stato critico delle libertà di espressione e di informazione in Russia e Turchia, vogliamo rivelare Putin e Erdogan per quello che sono: due cinici violenti ed assassini antidemocratici e nazionalisti, criccando il loro stato di gradimento incredibilmente alto in una larga parte dei cittadini europei.

E vogliamo affermare l'importanza di una Europa Unita economicamente e politicamente, baluardo delle libertà e della democrazia, un'unione che scoraggi, anche al suo interno, le politiche che reprimono i diritti umani, civili e politici.