Ripuliamo Roma

Ripuliamo Roma, Iervolino

La capitale d’Italia è diventata da qualche anno a questa parte una discarica a cielo aperto, senza soluzioni all’orizzonte e nel silenzio di un’amministrazione che non ha il coraggio di compiere delle scelte impopolari ma necessarie: le colpe sono sempre di chi c’è stato prima, o dell’opposizione, o di altri enti locali.

Alla fine nessuno, in tutti questi anni e con un dramma così evidente che sta minando l’immagine di Roma agli occhi del mondo intero, ha avuto il coraggio di dire la verità ai cittadini: dalla chiusura di Malagrotta, la mancanza di un’alternativa complessiva, fatta di raccolta differenziata e di impiantistica a supporto anche dell’indifferenziata, ha rallentato l’intero ciclo dei rifiuti.

Ad oggi, visto che nessuno si assume la responsabilità di prevedere un ciclo integrato e virtuoso dei rifiuti, Roma paga (moltissimo) altre città semplicemente per fare quello che non ha il coraggio di fare.

Il problema vero è l’assenza di una visione complessiva e a lungo termine del problema dei rifiuti, che potrebbe essere risolto tramite soluzioni che devono essere in capo ad AMA, attraverso la riscrittura di un nuovo piano industriale, e che invece non viene affrontato per paura di perdere consensi.
Il tema rifiuti chiama in causa qualcosa di più profondo, forse centrale a Roma e non solo: a furia di gridare addosso alla politica e alle istituzioni, i cittadini non danno più credibilità ai loro rappresentanti se invece di contestare devono governare. Chi può avere la forza di convincere un quartiere che una discarica di servizio è utile e non sarà il solito “danno” e che le promesse saranno mantenute?

Noi crediamo che una giunta che non ha paura del consenso, e che ha a cuore il bene della città, dovrebbe adoperarsi perché Roma, e attraverso il contratto di servizio AMA, si doti di impianti di proprietà e, secondo il principio dell’economia circolare, promuova una gestione sostenibile e autosufficiente dei rifiuti superando il deficit impiantistico attraverso l’acquisizione, la conversione, l’individuazione, la progettazione, la realizzazione e la gestione di impianti, a servizio sia della raccolta differenziata che dell’indifferenziata, per chiudere il ciclo dei rifiuti nel rispetto del principio di prossimità e di autosufficienza.
In ogni caso, l’evidenza è che Roma è sommersa dalla mondezza, e i romani si chiedono cosa sia successo in questi anni per arrivare a una situazione così drammatica. Proviamo a dare delle risposte.

Iniziamo col dire che a Roma solo il 36% dei rifiuti viene trattato sul territorio metropolitano, per il resto vengono utilizzati impianti fuori città e fuori regione, con un indebolimento oggettivo di tutto il ciclo (basti pensare che le capitali europee garantiscono, mediamente, nel perimetro della città metropolitana, tutto il ciclo integrato dei rifiuti, ovvero accoglimento, trattamento e smaltimento, al 98 per cento). Quindi, in poche parole, Roma non riesce a trattare e smaltire da sola i rifiuti che produce. Perché?

La risposta è che Ama non è autosufficiente dal punto di vista impiantistico, quindi deve continuamente rivolgersi a terzi, sul territorio di Roma o fuori, con conseguenze drammatiche sia sul piano economico che funzionale. Noi vogliamo che Ama modifichi il proprio piano industriale e si doti degli impianti che le servono per chiudere finalmente il ciclo dei rifiuti. Nello specifico:
impianti di compostaggio, per la frazione organica
una discarica di servizio, per smaltire gli scarti e la fos (frazione organica stabilizzata) che escono dai Tmb
un inceneritore o la riconversione dei Tmb in “fabbriche di materia”. Noi preferiamo di netto la seconda ipotesi, ovvero il processo di riconversione (revamping) che porterebbe all’eliminazione del combustibile da rifiuti e a un incremento del recupero di materiali. Se però i Tmb non vengono riconvertiti, è necessario l’inceneritore.

Tutti i problemi di Roma sarebbero definitivamente risolti se Ama facesse questo passaggio fondamentale e si rendesse autonoma dal punto di vista impiantistico, visto che ad oggi le spetta solo la parte onerosa del ciclo (ovvero la raccolta) mentre la parte remunerativa spetta ai privati. In pratica, con la mondezza di Roma, ci guadagnano tutti tranne il Comune di Roma. Sarebbe importante che Ama facesse anche un’offerta per acquistare i due Tmb di Malagrotta, visto che dopo l’incendio al Salario ne è rimasto attivo solo uno di sua proprietà (Rocca Cencia).
I costi di un’operazione del genere, a lungo termine, sono nettamente inferiori a quelli che deve sostenere oggi il Comune per trasportare, trattare e smaltire i propri rifiuti in impianti terzi e fuori dal territorio metropolitano.

PERCHÉ SERVONO GLI IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO?
Gli impianti di compostaggio sono quelli dove si tratta l’umido. La raccolta differenziata a Roma è ferma al 45% del totale: dovrebbe arrivare al 65 per allinearsi a ciò che dice il Testo unico ambientale. Se aumentasse la differenziata diminuirebbe l’indifferenziata, con conseguenze positive su tutto il ciclo dei rifiuti. L’amministrazione Raggi in due anni e mezzo è riuscita a far crescere la differenziata di un misero 2%, percentuale troppo bassa e che deve necessariamente essere incrementata.
L’auspicio è comunque che nei prossimi anni si arrivi a un aumento significativo della raccolta differenziata, umido in primis, quindi per non lavorare sempre al limite della capacità degli impianti esistenti ne serviranno di nuovi per smaltirli. Non solo impianti di compostaggio, ma bisogna programmare, progettare, realizzare e gestire nuovi impianti che serviranno anche per recupero e riciclo di plastiche, di carta e di metalli.

PERCHÉ SERVE UNA DISCARICA DI SERVIZIO?
I materiali trattati nei Tmb, fino al 2013, venivano smaltiti nella discarica di Malagrotta (una parte, quella che deve essere bruciata, viene portata ancora oggi nell’inceneritore di San Vittore o in altri in giro per l’Italia). Da quando è stata aperta la procedura d’infrazione per Malagrotta, e di conseguenza l’impianto è stato chiuso, Roma non dispone più di una discarica e quindi è costretta a servirsi di quelle fuori città, fuori provincia, o fuori regione, con costi esorbitanti e crisi cicliche.
Il sistema del trasporto fuori città e fuori regione è molto fragile, con la conseguenza che spesso gli impianti Tmb diventano dei siti di stoccaggio dove restano gli scarti dei rifiuti trattati. Una volta riempita la capacità massima dei capannoni, si ferma l’intero processo.
L’unico modo per superare questo problema è che Ama costruisca una discarica di servizio sul territorio di Roma, così da abbattere i costi del trasporto e dello smaltimento in impianti di terzi e velocizzando così tutti i processi.

LA QUESTIONE INCENERITORE
Per come stanno le cose ora, dai Tmb escono tre tipi di materiali: il cdr, la fos e gli scarti. Il cdr (combustibile derivato dai rifiuti) deve essere bruciato, e ad oggi la maggior parte va nell’inceneritore di San Vittore e per il resto fuori regione. Per rendere finalmente virtuoso il ciclo, Ama dovrebbe dotarsi anche di questo impianto sul territorio metropolitano.
Se però in Comune mettesse in atto la nostra proposta sulla riconversione degli impianti Tmb nelle cosiddette “fabbriche di materia”, l’utilizzo dell’inceneritore verrebbe del tutto superato, perché dai Tmb riconvertiti non uscirebbe più cdr, ma materiali pronti per essere riciclati e riutilizzati.
Per arrivare a questo risultato è necessario mettere in campo un’altra azione preventiva e contestuale: l’aumento della raccolta porta a porta dell’umido, per arrivare a produrre una frazione secca di qualità, che può essere così trattata nei Tmb riconvertiti e dare vita a rifiuti riutilizzabili e riciclabili.