"Se Non Mi uccide il Virus lo farà la Fame" - La catastofe politica - L'azione necessaria

 

Le misure di restrizione per arginare il contagio del COVID19 e le loro enormi conseguenze economiche stanno creando situazioni drammatiche di miseria in tutto il mondo. Decine di milioni di persone in più oggi  hanno problemi di sopravvivenza e rischiano di morire di fame, in più a quei milioni che già sarebbero morti di fame e per i quali nessun paese stava scrivendo un solo decreto per salvarli. I numeri non sono buttati lì a caso per impressionare, la spietata generalità è dovuta alla caratteristica delle statistiche che non possono essere calcolate su precisi campioni. Il drammatico appello del World Food Programme delle Nazioni Unite parla di "carestie di proporzioni bibliche in più paesi". Ma non è solo la situazione delle regioni dove l'approvvigionamento alimentare era già critico a causa di conflitti, dei cambiamenti climatici a cadere nell'abisso, ma anche quella di molti paesi dove molte persone non hanno resilienza economica e lo stato l'impossibilità di garantire ammortizzatori sociali (la situazione in India ne è un drammatico esempio). Ed anche gli aiuti internazionali sono bloccati con la paralisi del commercio internazionale e la chiusura delle frontiere. Molte ONG lamentano l'impossibilità di portare avanti i programmi di cooperazione e monitoraggio e così ad esempio secondo Amref Health Africa nel campo delle mutilazioni femminili ci saranno almeno due milioni di vittime in più a causa della sospensione dei programmi di prevenzione.

E' colpa della pandemia, sembrano suggerire i bollettini riportati testualmente dai media internazionali. Ma invece è come il "caso Concordia": la nave finisce contro gli scogli, che sia per il fato Fato o per Schettino, e a questo punto "si salvi chi può"; nulla valgono la valutazione e le procedure di salvataggio. Le 34 persone morte non sono morte per colpa del naufragio ma di una errata valutazione della falla prima e per confuse e tardive procedure di abbandono poi.

Così il Coronavirus ha messo in evidenza, per i più distratti, il vergognoso egoismo e lo scaltro opportunismo nazionale e l'incapacità dei singoli stati di affrontare in isolamento le emergenze internazionali, e ha confermato per i più accorti l'incapacità, se volete la mancanza di coraggio, della classe politica di valutare e di misurare i provvedimenti in termini di benessere sociale globale. Politici rinchiusi nel loro bacino elettorale a calcolare e a misurarsi con meccanismi democratici ormai anacronistici. Risultato una catastrofe che già oggi, ad emergenza sanitaria non conclusa, pretende riflessione e  azione.

Così è nata la petizione EU CAN DO IT, ma anche Politici per Caso.

Inoltre dovremmo:

  • chiedere di aprire subito i viaggi ed il commercio internazionale, se necessario con le dovute precauzioni sanitarie. 
  • rilanciare le organizzazioni sovranazionali e la riforma dell'ONU che ormai è fondamentale al senso della sua esistenza.
  • la necessità di rendere il trattato di Schengen definitivo, senza nessuna possibilità di sospenderlo. Un passo deciso verso gli Stati Uniti d'Europa.

 

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