Strumenti per la mobilitazione - le proteste di Hong Kong

Segnalo questo articolo di Euronews sugli strumenti utilizzati dagli attivisti di Hong Kong durante le proteste (per altro su un caso di Rule of Law) 

Hong Kong insegna: se volete organizzare una protesta ben fatta, non affidatevi a Facebook

Si citano gli strumenti utilizzati dagli attivisti per organizzare la protesta: Signal, Telegram, e alcuni forum privati dove si accede con email "serie" ma senza dover necessariamente partecipare alla conversazione con nome e cognome. 

Nell'articolo si spiega come questi strumenti servano meglio allo scopo politico, ma non tanto per una questione di "uso dei dati" o "privacy" ma proprio per una questione di qualitá della mobilitazione e dell'elaborazione delle scelte. 

Personalmente la lezione che ne traggo è che per fasi diverse della mobilitazione servono strumenti diversi che assolvono a funzioni diverse. 





 

cioè secondo te è solo una questione di tecnicalità, gli strumenti monopolistici democratofobici, consustanziali alla degenerazione democratica, sono politicamente neutri. è lo stesso argomento che usano i conesi. complimenti! fatti finanziare da xi o da zuckerberg, non potrebbero trovare di meglio dello pseudo-attivismo occidentale politicamente indifferente. mah!

Intendevo che dalla lettura dell'articolo mi è sembrato di capire che nel loro caso la scelta degli strumenti da utilizzare non sia legata a criteri di privacy ma a criteri legati alla qualitá delle conversazioni, dei processi decisionali e del "dove si trovano" le persone che si vogliono raggiungere. 

Non intendevo sminuire l'importanza della privacy e dei dati, ma credo che questi criteri altri siano importanti da tenere in considerazione. Sia nel capire come altri attivisti usano gli strumenti sia nel valutare quali strumenti utilizzare noi. 

 

Ma il problema di Facebook non è SOLO la privacy. Ridurlo a quello significa ridicolizzare la questione - personalmente mi risulta persino offensivo attribuirmi questo tipo di banalizzazione. 

Cè ormai una letteratura sterminata, ricerche, analisi, dati che dimostrano la disfunzionalistà ontologica delle piattaforme - come Facebook - che inducono consustanzialmente la polarizzazione. Non la concvergenza, la divergenza, la contrapposizione, quindi l'odio, le echo-chamber e via così. Cioè la negazione della democrazia.

E' questo che dico.

Riuscite ad avere ragione entrambe. 

Pretendere la protezione dei dati by policy è abbastanza una chimera, in effetti. Ma ciò che - nella complessa situazione in cui stiamo - può essere sensatamente fatto è fare in modo che i dati di tutti non stiano in un solo pentolone. Il bello è che fare in modo che non stiano in un unico pentolone consente anche di eliminare (o quantomeno mitigare) gli effetti satanici di cui parla Simona: polarizzazione, echo-chamber ed altre amenità.


La ricerca deve portare a individuare strumenti che servano meglio allo scopo politico E ANCHE che non clusterizzino tutti in un solo punto. Poi si potrà scegliere se stare su una piattaforma che mi mostra solo quelli che già la pensano come me oppure su una piattaforma che mi mostra cosa c'è in giro senza farsi troppo gli affari miei.

Ma finché non si è interoperabili non ci sarà spazio adeguato per sviluppare esempi virtuosi e questi continueranno ad essere utilizzati da una sparuta nicchia di persone.