Un Bilancio ambientale per le Imprese

Un Bilancio ambientale per le Imprese: dalla dichiarazione dei redditi a quella del consumo di risorse

Affrontare il tema dello sviluppo economico sostenibile significa, oggi, identificare nell’impatto ambientale un indicatore fondamentale all’inquadramento di qualsiasi attività. Tuttavia, nel nostro paese, la “qualità”, la “salute” di un’Azienda vengono misurate a partire da un solo punto di vista: il suo bilancio economico.

Se però, come EUMANS sta cercando di dimostrare, iniziamo a ripensare la nostra economia, legando a doppio filo la competitività economica con la sostenibilità ambientale, diventa obbligatorio chiedersi se, a fianco del bilancio economico, non potessimo immaginare un bilancio ambientale.

Le modalità di presentazione di questo bilancio sarebbero esattamente simili a quelle oggi adottate per i bilanci economici: risorse processate, prodotti ricavanti, emissioni in atmosfera, rifiuti in uscita.

Attraverso indicatori precisi di valutazione, tale bilancio potrà introdurre benefici economici e sgravi fiscali, per quelle aziende che presenteranno bilanci virtuosi.

Ovviamente una soluzione di questo tipo potrebbe generare complicazioni dal punto di vista gestionale ed amministrativo, richiederebbe nuovi esperti all’interno degli studi di commercialisti e specifici enti per l’analisi dei bilanci prodotti.

Il tema è complesso, la soluzione non facile da applicare. Discuterne in tanti potrebbe portare a qualcosa di interessante

L'obiettivo è importante, l'applicazione non semplice.

Penso che la strada sia quella della certificazione aziendale. Almeno in parte mi pare che possa rientrare nella cosiddetta B Corporation:

https://it.wikipedia.org/wiki/B_Corporation_(certificazione)

Un mio amico partecipante alla riunione di Firenze, Gaetano Ievolella, me ne ha parlato, e ne avevo anche discusso ccon dei responsabili italiani. Potremmo prendere contatti.

 

 

 

Ciao Marco, ciao Andrea.

Il tema è effettivamente complicato, ma assai meno di quanto si possa pensare, perché fortunatamente non è nuovo ed è stato già oggetto di legislazione, anche in Italia, sebbene il grande pubblico ne sia sostanzialmente all'oscuro.

Dal 2016, infatti, è possibile per qualsiasi società inserire nel proprio statuto un oggetto sociale che preveda, oltre allo scopo di lucro, anche il perseguimento di obiettivi di carattere per così dire "benefico" (sociale, ambientale, ecc.). Le società che fanno questo passo si definiscono "benefit company".Questo ha già di per sé delle conseguenze, rendendo fiscalmente deducibili costi per la società che altrimenti potrebbero non esserlo, oltre che modificando in maniera importante il modus operandi della società stessa.

Tuttavia non è detto che dichiarare il perseguimento di scopi benefici equivalga ad essere efficaci nel perseguirli, ed effettivamente il tema principale è quello della misurazione.

Di fatto, per le società di maggiori dimensioni, esistono già oggi obblighi importanti relativi alle cosiddette informazioni non finanziarie che è obbligatorio rendere in sede di redazione del bilancio, e diverse forme di rendicontazione sono già ampiamente diffuse, dal bilancio ambientale al bilancio energetico e via dicendo.

Le B-Corporation sono un passo avanti sotto questo profilo: sono società che ottengono un punteggio di almeno 80 punti su 200 in un apposito test che è stato messo a punto dal consorzio B-Lab (https://bcorporation.net/). La soglia di 80 punti identifica le società che "restituiscono" alla comunità più risorse di quante ne assorbano. Si tratta di un progetto che è nato anni fa negli stati uniti e che sta coinvolgendo in tutto il mondo numerosissime aziende di ogni dimensione. Anche in Italia il fenomeno è tutt'altro che marginale.

La mia personalissima idea, che non è lontana dalla tua intuizione, Andrea, e che ovviamente è anche negli obiettivi di chi promuove le B-Corp, è che sulla scorta dell'esperienza accumulata si possa passare all'adozione di misure normative che in qualche modo riconoscano alle imprese virtuose il "valore" che esse restituiscono alla collettività, usufruendo per questo di benefici e vantaggi, non solo o non necessariamente solo di carattere fiscale. 

Credo sia una buona idea la creazione di un tavolo di discussione in proposito, che possa elaborare proposte di legge o comunque produrre un decalogo che possa fare da traccia per legiferare in merito a livello europeo. Non siamo i primi a occuparcene, e quindi coinvolgerei chi prima di noi ha fatto questa strada e ha contribuito alla redazione della normativa attualmente vigente. Ho già preso alcuni contatti a tal fine.

Potenzialmente il progetto ha tutte le caratteristiche per poter cambiare in maniera radicale i presupposti del paradigma economico che governano il nostro sistema economico. Se anche non dovesse essere così, credo valga la pena di provarci.

Gaetano

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In risposta a di Gaetano Ievolella

Ciao Gaetano, 

 

Grazie mille per il tuo contributo. Il fatto che questo concetto sia già stato affrontato e che abbia portato alle b Corp è un fatto positivo che apre molte strade. 

 

Concordo sul fatto che il problema sia il controllo e il monitoraggio. A questi aggiungo anche la semplicità dei parametri da individuare..

A mio avviso una normativa in questo senso fattibile solo se si identificano criteri di valutazione (e soglie da rispettare) specifici per i diversi settori (manifatturiero, smaltimento rifiuti, energetico, mobilità, etc)

Potremmo iniziare a confrontarci con un gruppo di esperti in merito, magari prendendo un settore come caso iniziale per facilitare la discussione.

 

Sentiamoci pure direttamente via email. Andrea.salimbeni@gmail.com

 

Ciao

 

A.