Un milione di europei per far vivere diritto e democrazia

Marco Cappato

Un milione di europei, se si mettono insieme, possono fare qualcosa di concreto per difendere i diritti di tutti. E per uscire dalla retorica di chi grida alla "democrazia in pericolo" inseguendo "bei tempi andati", che tanto belli non son mai stati.

Pensare infatti che la democrazia nel mondo sia in pericolo a causa di nazionalisti e populisti è consolante: il nemico è ben individuato, e c'è anche la ragionevole speranza che anneghi nelle proprie false promesse. Una volta chiara a tutti l'impotenza dello Stato nazione e dell'appellarsi al "Popolo", tornerà a splendere il sole della democrazia liberale.

Ma la speranza sarebbe malriposta. Non solo perché a volte la spirale nazionalista si trasforma in tragedia, ma anche perché i tenutari dell'ideale democratico hanno già dato prova di sapere tradire i principi che invocano. In altri termini, i nazional-populisti non sono causa, ma conseguenza della crisi della democrazia.

Non saremmo arrivati a questo punto se i governanti, nell'età dell'oro della democrazia occidentale post-bellica, avessero impiegato l'enorme patrimonio di credibilità e di risorse per rafforzare le possibilità dei governati di avere voce in capitolo, di difendere i propri interessi e far sentire la propria voce. Ma quel patrimonio è stato dilapidato, ed è tardi per tornare indietro.

Prendiamo l'Europa. Nelle carte fondamentali dell'Unione europea è invocata la democrazia e lo Stato di diritto. E' un principio fondamentale che (in teoria) regge la cooperazione con gli Stati terzi, i cui accordi includono sempre una clausola di sospensione in caso di violazione grave e sistematica dei diritti  civili e politici. Peccato che tale clausola sia rimasta, nei decenni, lettera morta. Il principio ha funzionato meglio nel regolare il percorso di adesione all'Unione europea dei Paesi candidati, che si sono visti costretti a incidere profondamente sui propri sistemi politici.

Il problema è che però, un volta entrati nella UE, non esistono meccanismi coercitivi efficaci per condizionare al rispetto delle regole democratiche, perché anche la sospensione di uno Stato della UE deve passare da un voto unanime dei Governi, e dunque non è una minaccia credibile.

La proposta di Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) presentata dal Movimento Europeo prevede l'istituzione di un meccanismo di monitoraggio costante della democrazia e dello Stato di diritto in tutti gli Stati membri da parte dell'Unione europea, attivando a tal fine la Commissione europea e l'Agenzia per i diritti fondamentali.

Per essere presa formalmente in considerazione dalla Commissione e attivare l'iniziativa legisaltiva in Parlamento e Consiglio la proposta dovrà essere sottoscritta entro marzo 2020 da almeno un milione di cittadini europei, distribuiti in quantità significative di firmatari provenienti da almeno 7 Stati membri.

E' una proposta fondamentale, perché chiede all'Unione europea di fare sul serio in materia di democrazia, di smetterla di agitarsi e sbracciare contro i cattivi populisti e nazionalisti in nome di un eden democratico mai esistito e di armarsi concretamente per affermare i diritti costantemente violati non soltanto in Ungheria e in Polonia, ma anche -seppure in forme e misure molto diverse - in Italia, in Francia, in Germania. Stiamo parlando dei diritti fondamentali dei cittadini, finora oggetto di meritorie sentenze della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo molto più che dell'attività dell'Unione europea.

E non si tratta solo dei diritti delle cosiddette "minoranze" (che poi minoranze non sono), relative a giustizia, ecologia, carcere, immigrazione, libertà sessuali, salute riproduttiva, scelte di fine vita, disabilità, libertà di ricerca, e tanto altro. Si tratta anche dei diritti legati direttamente al funzionamento del sistema democratico, come il diritto a conoscere ed essere informati attraverso accesso alle informazioni e al contraddittorio, diritto ad attivare gli strumenti della democrazia ad ogni livello, dal piccolo Comune fino alla stessa Unione europea, cioè un'istituzione a-democratica che se facesse domanda di adesione a se stessa se la vedrebbe respinta.

Per chi avesse voglia di distrarsi dalle litanie verbose e solo verbali su populismo e nazionalismo e volesse darsi invece da fare per costruire un'alternativa anche europea basata sul rafforzamento dello Stato di diritto, ecco la proposta del Movimento europeo, già sostenuta da "Dal dire al fare, noi", dall'Associazione Luca Coscioni e Science for democracy.

Vi preghiamo di contattarci per dare una mano a costruire la rete necessaria per unire almeno un milione di europei e provare a dare finalmente corpo all'ideale democratico europeo.
 

#SaveTheDate - Riunione diffusa

Il 29 aprile si tiene la nostra prima riunione "diffusa". Ci incontriamo per discuterne e organizzare la mobilitazione.

Trovi qui i dettagli per partecipare di persona a Salerno o nella tua città o, in remoto, da ovunque tu sia.