Una piattaforma di servizio alla democrazia

Una piattaforma per la democrazia, Bonfante

A Milano e Napoli ci siamo ritrovati, NOI, immersi nella Politica come vorremmo che fosse. Questa Politica è profonda e divertente, esigente e intensa. In poche settimane abbiamo prodotto conoscenza, dibattito, approfondimento, proposta. Ma soprattutto coinvolgimento, sorpresa, piacere – quale “partito” lo fa? 

NOI siamo venuti fuori dal torpore e dalla rassegnazione grazie all’iniziativa di Marco Cappato – che è il leader naturale di questa Politica che non è comunità, ma servizio. La Politica di NOI costruisce incontro e collaborazione tra diversi, su obiettivi pensati, sviluppati, portati avanti con persone con cui si condivide non l’appartenenza a una parte ma un metodo di cittadinanza politica - e il metodo prefigura l’obiettivo, non il contrario.

Io per esempio dissento dall’impostazione di Costantino De Blasi (VIDEO), che assume un discrimine manicheo tra giusto e sbagliato, come se l’economia fosse una scienza esatta applicata in vitro. Mi trovo molto a mio agio invece con la prospettiva lato utente offerta da Marianna Vintiadis (VIDEO). In entrambi riconosco però metodologicamente NOI.

Dissento anche dalla proposta – molto popolare, in realtà – di Armando Massarenti sull’ora di “pensiero critico” da insegnare nelle scuole (VIDEO). Mi chiedo infatti a cosa serva un’ora la settimana insegnata come materia a sé, quando nelle ore di lettere, matematica, latino o inglese i prof applicano un metodo opposto che scoraggia la critica e favorisce l’omologazione.  Quando la mediocrità acritica di insegnanti e metodi di apprendimento negano la possibilità stessa che il pensiero critico possa essere non solo tollerato, ma anche incoraggiato e valorizzato. A scuola come dopo, nella vita reale.

A me però non interessa trovarmi d’accordo con tutti su tutto. Mi interessa occuparmi delle mie priorità insieme a persone e con un metodo che riescono a tirar fuori il meglio di me – intendendo per “me” il motore individuale di democrazia che siamo tutti noi. 

NOI e il Cappato elettorale

Nel dopocena proibito a Scampia, quando si è cominciato a parlare di NOI si è alla fine parlato di lui, Cappato. Lui che ha provato a salvare +Europa dalla deriva partitocratica – ma che non c’è riuscito. Lui che si è candidato a Sindaco di Milano, ha fatto il 2% - ago della bilancia non necessariamente fatto pesare bene. Lui che non ha una carica pubblica né ruoli istituzionali – è solo tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – e che tutti NOI vorremmo al Parlamento europeo, ma non per lui, per noi appunto.

Comprendo tutti gli argomenti a favore di una tesi o della tesi contraria. E ne aggiungo uno, a favore della tesi contraria: il “Cappato elettorale” (alle condizioni della democrazia attuale) è un valore illusorio.
Le elezioni costringono in uno schema di qua o di là. I media seguono quello schema, gli elettori di conseguenza, e se tu non ci stai sei fuori. Cappato è fuori da quello schema. Di questo si tratta, non di censura, se i media non parlano di NOI.

Cappato fa un’altra Politica – e la fa solo lui. Questa Politica è popolare quando si incarna in storie che arrivano alla testa e sfondano il cuore dei più lontani da noi. Le storie non sono tutte uguali. Prima di Fabo, Cappato aveva aiutato altre persone a esaudire la libertà proibita di decidere come morire, ma quelle persone non avevano la forza narrativa di Fabiano. Stessa battaglia, esiti opposti.

Quindi non basta il tema giusto, la soluzione politica e di Diritto, la campagna di comunicazione azzeccata o il metodo. Non basta nemmeno Cappato. Prova a spiegare a un giornalista cos’è una “piattaforma di servizio alla politica”, e che differenza c’è tra NOI e un partito, tra NOI e un movimento, tra NOI e un think tank. In fondo anche i grillini nei meet-up discutevano di economia, ecologia, democrazia, come stiamo facendo NOI. 

NOI infatti la differenza non la dobbiamo raccontare, la dobbiamo far vivere. Vaste programme!

NOI, piattaforma di servizio alla democrazia.

Credo che NOI, con Cappato, abbia molto lavoro davanti a sé perché tanto è quello che già c’è. 

Le idee, non tutte buone, alcune ottime: vanno selezionate, approfondite, tradotte in storie e in persone. Le iniziative, le quattro già attive, sono da perfezionare o superare. Alcune delle proposte avanzate ai seminari di Milano e Napoli possono a loro volta diventare iniziativa, altre no. 

Come realizziamo questo processo di selezione e sviluppo delle idee, di raccolta e definizione delle proposte, di attivazione sulle iniziative? Come rendiamo questo processo efficiente e trasparente e come facciamo a determinare in concreto un’azione politica?

Esistono già strumenti di partecipazione e collaborazione digitale. Il nostro compito di attivatori di democrazia è usarli compiutamente, conoscerne le implicazioniMa non solo.

Una “piattaforma di servizio alla democrazia” deve favorire l’aggregazione di quel tanto che già c’è fuori da NOI – sia di strumenti sia di proposta e iniziativa – e far convivere De Blasi con Vintiadis, gli animalisti con i consumatori, il Garante delle Comunicazioni con gli hacker che possono svelare il marcio della comunicazione.

La “Radio Radicale della democrazia digitale” deve permettere alle persone di conoscere e attivarsi su iniziative e con strumenti di democrazia nati e sviluppati anche fuori da NOI, anche dai più lontani da NOI. 

La piattaforma di servizio credo quindi debba avere la funzione di aggregare servizi alla democrazia già esistenti e, in prospettiva, favorire lo sviluppo di nuovi strumenti, da individuare sulla base dei bisogni e delle opportunità che proprio l’uso della piattaforma consentirà di mappare.

@kuliscioff