Una regolamentazione della propaganda sui social - cercando di limitare le fake news

Per porre la mia domanda ed aprire il dibattito, parto dall'inchiesta di Carole Cadwalladr:

"Il direttore del mio quotidiano, il britannico "The Observer", mi chiese di tornare nel Galles del sud, dove sono cresciuta, per un reportage. Così sono andata in una città che si chiama Ebbw Vale.

Sono andata lì perché avevano espresso la più alta preferenza per "Uscire": qui ha votato per lasciare l'UE ben il 62 percento delle persone. E io volevo capire perché. Quando sono arrivata, sono rimasta un po' sorpresa, perché l'ultima volta che ero stata a Ebbw Vale era così. E adesso appare così. Questo è un nuovissimo istituto costato 33 milioni di sterline, dedicato alla formazione avanzata, finanziato in gran parte dall'Unione Europea. E questo è un nuovo centro sportivo, parte di un progetto di riqualificazione da 350 milioni di sterline, finanziato dall'Unione Europea. E questo è un piano autostradale da 77 milioni di sterline; c'è una nuova linea ferroviaria, una nuova stazione, tutto finanziato dall'Unione Europea. E non è che tutto questo sia segreto, perché ci sono dappertutto grossi cartelli come questo. [Fondi UE: Investimenti nel Galles] 

Ho avvertito una strana sensazione d'irrealtà, camminando per la città. E ha raggiunto l'apice quando ho incontrato un ragazzo davanti al centro sportivo. Mi ha detto di aver votato per uscire perché l'Unione Europea non aveva fatto niente per lui. Ne "aveva abbastanza". E in città, i suoi compaesani mi dicevano la stessa cosa. Dicevano di volersi "riprendere il controllo", che era uno degli slogan della campagna. 

Dicevano di essere stufi, soprattutto, degli immigrati e dei rifugiati. Ne avevano abbastanza. Il che era alquanto strano: camminando per la città, non avevo incontrato né immigrati né rifugiati. Solo una donna polacca, che era praticamente l'unica straniera in città. E quando ho controllato le cifre, ho scoperto che a Ebbw Vale, in realtà, il tasso d'immigrazione è tra i più bassi del paese."

ED ORA SI ARRIVA AL PUNTO:

"Ero un po' confusa, quindi, perché davvero non capivo da quale fonte si informassero. Erano i tabloid di destra, normalmente, a diffondere questa retorica sull'immigrazione. Ma questa città è una roccaforte della sinistra laburista. Dopo l'uscita del mio articolo, questa donna mi ha contattato. Lei era di Ebbw Vale, e mi ha parlato di tutte queste cose che aveva visto su Facebook. Provai ad approfondire, e lei parlò di cose spaventose sull'immigrazione, specialmente dalla Turchia.

Così provai a indagare, ma non ne cavai un ragno dal buco. Perché non c'è alcun archivio degli annunci letti dalla gente, o di quel che è apparso nella sezione notizie di ciascuno. Non c'è traccia di nulla, buio assoluto. Questo referendum, che avrà per sempre un effetto profondo sulla Gran Bretagna - anzi, lo ha già avuto: i produttori giapponesi di automobili, arrivati nel Galles e nel nordest a sostituire le miniere, se ne sono già andati a causa della Brexit. Questo intero referendum si è svolto nel buio più assoluto, perché di fatto si è svolto su Facebook. E quello che accade su Facebook resta su Facebook, perché solo tu vedi i tuoi contenuti, che poi svaniscono, e quindi è impossibile svolgere un'indagine. Quindi non sappiamo quali annunci siano stati diffusi, quale impatto abbiano avuto, quali dati siano stati usati per puntare a queste persone. E nemmeno chi ha inserito gli annunci, quanti soldi ha investito, o di quale nazionalità fossero gli investitori. Ma Facebook lo sa. Facebook le ha, tutte queste risposte, e si rifiuta di condividerle con noi. Il nostro Parlamento ha chiesto più volte a Mark Zuckerberg di venire in UK a darci le risposte che cerchiamo. E lui ha sempre declinato. E dovreste chiedervi perché. Perché io, e altri giornalisti, abbiamo scoperto che sono stati commessi molti reati, durante il referendum. E sono avvenuti su Facebook. C'è un limite, in Gran Bretagna, al denaro spendibile in campagna elettorale. E questo limite esiste perché, nel XIX secolo, la gente andava in giro con, letteralmente, carriole di contanti per comprarsi gli elettori. E queste leggi severe sono nate per impedire che accadesse di nuovo. Ma queste leggi non funzionano più. Questo referendum si è svolto quasi interamente online. E puoi investire qualsiasi importo su Facebook, Google, YouTube senza che nessuno lo sappia mai, perché sono scatole nere. Ed è proprio quello che è successo. Non abbiamo idea delle dimensioni, ma sappiamo che nei giorni precedenti al voto sulla Brexit la campagna ufficiale per "Uscire" ha riciclato quasi tre quarti di milione di sterline attraverso un'altra entità della campagna che la nostra commissione elettorale aveva giudicato illegale, e questo è nei referti della polizia. Con questo denaro illegale, "Vota Uscire" ha scatenato un'ondata di disinformazione [con] annunci come questo. [76 milioni di turchi entrano in UE] È una bugia, è del tutto falso. La Turchia non aderisce all'Unione Europea. La sua adesione all'Unione Europea nemmeno è in discussione. La maggioranza di noi non ha mai visto questi annunci, perché non eravamo noi il target. "Vota Uscire" ha individuato un piccolo gruppo di persone, considerate influenzabili, e solo loro li hanno visti. L'unica ragione per cui ora li vediamo anche noi è perché il Parlamento ha costretto Facebook a darceli. E forse ora penserete: "Beh, hanno solo sforato con le spese, e detto qualche bugia." Ma questa è la più grande frode elettorale del Regno Unito degli ultimi 100 anni. Un voto che ha cambiato le sorti di una generazione, deciso dall'1% dell'elettorato. Ed è solo uno dei reati commessi durante il referendum. 

C'è stato un altro gruppo, diretto da quest'uomo, Nigel Farage, quello alla destra di Trump. E anche il suo gruppo, "Uscire dall'UE", ha infranto la legge. [...] Ma la Brexit e l’elezione di Trump, devo dirvelo, sono strettamente collegate. Quest'uomo mi ha detto che la Brexit è stata la prova generale di Trump. Dietro c'è la stessa gente, le stesse società, gli stessi dati, le stesse tecniche, lo stesso uso dell'odio e della paura. Questo è quello che postavano su Facebook. E non riesco neanche a chiamarlo menzogna [Senza integrazione, l'immigrazione è un'invasione] perché a me sembra, piuttosto, un reato di odio a mezzo stampa. Non c'è bisogno che ve lo dica: l'odio e la paura sono stati seminati online in tutto il mondo. Non solo nel Regno Unito e in America, ma in Francia, in Ungheria, in Brasile, Myanmar e nella Nuova Zelanda. E sappiamo che c'è questa forza oscura che ci connette tutti a livello globale. E sfreccia sulle piattaforme tecnologiche. Ma noi vediamo solo una piccola parte di ciò che accade in superficie. [...] Fu lui a rivelarmi che questa società ha lavorato per Trump e per la Brexit, aveva profilato politicamente le persone al fine di comprendere le paure di ciascuna di loro, così da indirizzare meglio i post pubblicitari su Facebook. Lo ha fatto illecitamente, raccogliendo i profili di 87 milioni di utenti Facebook. 

Perché 100 anni fa, il più grande pericolo, nelle miniere di carbone, era il gas. Silenzioso, mortale e invisibile. Per questo mandavano prima i canarini, per controllare l’aria. In questo esperimento globale e di massa, che stiamo tutti vivendo online, noi britannici siamo i canarini. Siamo la prova di ciò che accade in una democrazia occidentale quando cento anni di norme elettorali sono spazzate via dalla tecnologia. La nostra democrazia è fallita, le nostre leggi non funzionano più. E non sono io ad affermarlo, ma un report del nostro Parlamento. Questa tecnologia che avete inventato all'inizio era meravigliosa. Ma ora è diventata la scena di un crimine. E voi avete le prove. E non basta dire che in futuro farete di meglio. Perché per avere qualche speranza che ciò non accada più, dobbiamo sapere la verità. Adesso penserete: “Beh, era solo qualche annuncio. La gente non è mica così stupida, no?” “Buona fortuna”, mi viene da dirvi. Perché quello che il referendum sulla Brexit dimostra è che la democrazia liberale non funziona più. E l'avete distrutta voi. Non c'è più democrazia, quando si diffondono bugie oscure, pagate con denaro illegale, proveniente da chissà dove. Questa è eversione, e voi ne siete complici. [...] a cui Mark Zuckerberg si è rifiutato di dare delle risposte. Sembra che non capiate che questa faccenda è più grande di voi. È più grande di ciascuno di noi. E non è questione di destra o sinistra, "Uscire" o "Restare", Trump o non Trump. La questione è se sia ancora possibile avere elezioni libere e giuste. Perché io penso di no, stando così le cose. La mia domanda per voi oggi è: è questo, che volete? È così che volete farvi ricordare dalla Storia? Come le ancelle dell’autoritarismo che sta tornando a montare ovunque nel mondo? Perché prima avete deciso di connettere le persone, e oggi vi rifiutate di riconoscere che quella stessa tecnologia ora ci sta dividendo. La mia domanda, per tutti voi altri, è: è questo che vogliamo? Che la passino liscia, mentre ci sediamo a giocare coi nostri smartphone, incuranti del buio che avanza? Quella delle Valli del Galles meridionale è la storia di una lotta per i diritti. Non è un'esercitazione, è un punto di svolta. La democrazia non è né garantita, né inevitabile. Dobbiamo combattere per lei, e dobbiamo vincere: non possiamo lasciare a queste aziende tecnologiche una tale concentrazione di potere incondizionato. Dipende da noi - da voi, da me, da tutti noi. In questo sì, che dobbiamo "riprendere il controllo".

In sostanza: credo sia urgente una regolamentazione delle notizie che vengono diffuse sul web e la tracciabilità di queste notizie, nonchè dei soldi che vengono spesi per diffonderle, senza limitare le libertà del cittadino.

Che ne pensate?

Fonte:

Video dove Carole Cadwalladr spiega la sua inchiesta sulle fake news diffuse durante la campagna per il referendum sulla Brexit sul palco di TED nel 2019 e da cui è preso il testo: https://www.ted.com/talks/carole_cadwalladr_facebook_s_role_in_brexit_and_the_threat_to_democracy?language=en

La questione è preoccupante.

Personalmente però non ritengo corretta una regolamentazione...o meglio non avrei idea di come poterla regolare senza creare ulteriori storture.

Il problema non è facebook, ma l'affidamento informativo che fette consistenti di popolazione ripongono su di esso. Facebook non dovrebbe essere strumento per informarsi perché il proprio algoritmo crea bolle informative. È strumento di cazzeggio ....il problema è farlo percepire come tale, in fin dei conti siamo nuovi al mondo connesso digitale, dobbiamo creare anticorpi.

Rimedi? Cultura, pensiero critico nel lungo termine. E per come la vedo, correttivi epistocratici nel medio-breve.

Indubbiamente il pensiero critico (uno degli argomenti in via di sviluppo su questa piattaforma - Federico Binda ne è il coordinatore) e quindi la cultura e l'educazione sono fondamentali. Bisognerebbe lavorarci su anche in assenza di fake news!

Il problema sta nel trovare il giusto equilibrio: evitare le fake news ma non limitare le libertà del cittadino e violare la sua privacy. Ci sono solo due Paesi al mondo che chiedono ai propri cittadini di sottomettere le documentazioni necessarie ad attestare la propria identità nell'iscriversi ad un social network e sono Cina e Russia. Ahimè, sappiamo bene che la libertà in generale (ed anche quella d'espressione) sono molto limitate/assenti in queste due Nazioni. Non solo: questa metodologia non è detto che venga utilizzata per tutelare il cittadino dalle fake news.

Allo stesso tempo, le fake news e la propaganda basata su queste si svolge sui social media, nei quali non abbiamo alcuna legislazione a riguardo.

Grazie Flavia dell'input e Marco del commento. 

Stiamo per aprire un'area dedicata all'iniziativa per la democrazia digitale che non si esaurisce nelle fake news e nella privacy, ma impone di ragionare su un framework regolamentare almeno a livello europeo che tuteli i diritti politici e i fondamenti della democrazia. 

Non possono essere le piattaforme a porre la legge dell'algoritmo e quell'algoritmo non può essere segreto. 

Questa conversazione indica una traccia da approfondire, insieme ad altre che riguardano i dati e la portabilità, la concentrazione anti-concorrenziale e molto altro. 

Stiamo mettendo in programma un primo seminario sul tema, il 21 giugno prossimo a Milano.

A breve sul sito sarà possibile attivarsi sull'iniziativa e registrarsi al seminario.

Son contenta che questo sia un tema su cui volete lavorare!

A proposito di chi ha conoscenze in merito, segnalo Veronica Birindelli che ci leggerà tra poco, laureata in informatica e particolarmente esperta sul tema.