Voto postale anche in Italia. Vantaggi e pericoli

Premesso che il voto è un argomento spinoso, a partire dalla questione delle fake news che ha come principale esempio quello della Brexit (mi rifaccio al post di Manlio Trovato) ma che è presente anche in Italia, considerando le testimonianze a riguardo che stanno venendo fuori (http://espresso.repubblica.it/inchieste/2019/02/20/news/esclusivo-lega-milioni-russia-1.331835), vorrei discutere di voto per posta.

Oggi 23 Maggio 2019, in pieno centro a Londra, in questa giornata in cui qui si vota per le elezioni europee, mi trovo a confrontare i sistemi di voto italiano e del Regno Unito.

Mi torna in mente la testimonianza di un collega, che mi ha detto di aver votato inviando per posta la sua scheda compilata poichè, nei giorni ufficiali in cui ci si reca alle urne, sarebbe stato fuori dal Paese per lavoro. Mi chiedo allora: perchè questo non è possibile farlo anche in Italia, visto che andiamo a conferenze, ecc... anche noialtri?

Il voto per posta non è immune da pericoli: per esempio, mandare il proprio voto per posta significa che si deve prestare grandissima attenzione all'incolumità del plico, affinchè non ci siano violazioni dello stesso.

Apro il dibattito a riguardo!

Credo che questo sia uno dei punti di intersezione più interessanti tra Stato di Diritto e Diritti Politici come iniziative che si intrecciano. 
Lorenzo Mineo e Mario Staderini dovrebbero dirci la loro. E pure Andrea Andreoli. 

Non conosco a fondo la materia e Mario potrà dire sicuramente qualcosa in più, ma è facile immaginare che il voto postale si espone a falsificazione, ed in alcuni casi rischia di minare la segretezza (ad esempio: in Italia mi pare che chi fa richiesta per votare da "temporaneamente all'estero" senza aver cambiato residenza, riceve la scheda elettorale del suo collegio: potenzialmente è automatico identificare come ha votato l'unico foggiano da Nottingham, per dirne una).

Ricordo invece che al referendum costituzionale non feci in tempo a votare per posta e andai all'ambasciata di Parigi, dove si poteva votare per due o tre giorni nei casi come il mio.

Mi verebbe da dire che consentire il voto nei consolati e nelle ambasciate sia un'alternativa preferibile, ma dobbiamo studiarla meglio :)

Ovviamente qualsiasi forma di voto, svolta esternamente da un luogo adeguatamente presidiato (il seggio) pone grossi rischi di violazione. Verrebbe immediato pensare che la maniera più “smart” di risolvere il problema possa essere quella di consentire una forma di interazione online, il che (funzionalmente) risolverebbe tutti i problemi. Purtroppo allo stato dell’arte non sembra in alcun modo possibile garantire, ad un elettore collegato per via telematica, un’espressione del voto le cui proprietà di integrità e segretezza siano rispettate.

Come ha fatto correttamente notare Simona, i sistemi digitali permettono sempre un livello di interazione privilegiato, che accedendo a risorse chiave del processo informatico, potrebbe consentire ad un operatore di perpetrare violazioni: conoscere il contenuto del voto, alterare il contenuto del voto, impedire il conteggio del voto, eccetera. Il tutto, se fatto con competenza, senza lasciare traccia della violazione stessa.

Temo che l’esempio Estone rappresenti una pericolosa fuga in avanti messa in atto da un governo che ha anteposto la praticità e la semplicità dell’espressione di voto ad ogni ragionevole requisito di sicurezza. Per chi vuole approfondire, c’è un peer-reviewed paper rilasciato da J.Alex Halderman (Michigan University) ed altri, del quale ci si può limitare a leggere le conclusioni: https://jhalderm.com/pub/papers/ivoting-ccs14.pdf. Poi c’è un video di Halderman che racconta alcuni dettagli: https://www.youtube.com/watch?v=PT0e9yTD2M8; il caso Estone è trattato dal minuto 20:30. In particolare consiglio la visione dal minuto 46.00 al 56:00, nella parte in cui Halderman racconta la reazione dei tecnici governativi e dei media alle brutte notizie che era costretto a portargli (e cioè che il processo era da considerare insicuro). Nel suo racconto l’Estonia è stata descritta – forse semplicisticamente – come una nazione divisa tra:

  • coloro che sfruttavano la notizia delle vulnerabilità scoperte da Halderman per attaccare il partito avversario che tale sistema aveva sponsorizzato;
  • coloro che denunciavano che degli hacker pagati dagli avversari avevano attaccato il sistema di voto.

Nessuno quindi pare fosse interessato ad un fatto che ad altri farebbe gelare il sangue: la concreta possibilità che il voto venisse massivamente alterato. Infatti, da quello che so, nulla è cambiato in Estonia da allora: il metodo continua ad essere quello, alla faccia della sicurezza.

Detto tutto questo, il dibattito sul voto online è ovviamente ancora aperto (così come dev’essere, dal momento che forse tra qualche decennio i problemi che si segnalano oggi verranno superati) ma io personalmente mi sento davvero male quando penso a quanta scellerata incompetenza è ad oggi raggrumata nei membri grillini del governo, che non vorrebbero lasciarsi scappare la possibilità di portare a casa un tassello fondamentale di quello che – se non è il progetto di un gruppo di incapaci - sembra proprio un piano eversivo per erodere i fondamenti della democrazia nel nostro paese: https://www.agi.it/politica/m5s_voto_elettronico-5543073/news/2019-05-26/.

Voto postale:

La questione è di permettere di far votare anche in altri momenti differenti dalla data ufficiale (il postale era un esempio di voto che è possibile fare anche in altri momenti). Si potrebbe anche andare nelle ambasciate e nei consolati (anche nel caso degli italiani quando votano in Italia? Perchè è su questo che mi focalizzo nel mio post, non su chi vota all'estero visto che le metodiche variano da Stato a Stato) o comunque in un posto ufficiale, dovendo fare in modo però che nel frattempo le schede non vengano toccate.

Sull'e-voting:

"L'e-voting può presentare vantaggi e svantaggi rispetto ad altre modalità di voto. Alcuni sistemi di voto elettronico, in particolare, hanno manifestato scarsa affidabilità e trasparenza: svariate nazioni – come la Germania, i Paesi Bassi e il Regno Unito – hanno pertanto abolito la votazione elettronica oppure hanno rinunciato ad adottarla su larga scala per consultazioni pubbliche di carattere politico-istituzionale. Le autorità norvegesi hanno interrotto definitivamente ogni forma di sperimentazione del voto elettronico nel 2014, dopo oltre un decennio di verifiche, ritenendo che l'e-voting non offrisse garanzie sufficienti in termini di libertà e segretezza del voto." Fonte: Wikipedia

E-voting significa che c'è un amministratore della piattoforma che sa come hai votato e che può anche modificare il tuo voto.

Il voto elettronico, cioè il voto in un seggio dotato di una specie di pc, è stato usato recentemente in Venezuela da Maduro con un sistema privo di tracciamento cartaceo, quindi impossibile da verificare. Le comunità scientifica e tecnologica ammoniscono dal pericolo attuale per la democrazia dal voto elettronico (o, peggio, dall'e-voting) e confermano che il metodo che garantisce meglio l'integrità del voto e i diritti politici degli elettori è il cartaceo.

 

Confermo quanto detto da Simona, l'attuale crisi in Venezuela è cominciata proprio per l'introduzione del voto elettronico.

A denunciare i malfunzionamenti è stata la stessa azienda che ha prodotto il software (il che ha dell'incredibile) mandando in panico tutto il paese.

https://www.reuters.com/article/us-venezuela-politics-vote-smartmatic/venezuelan-election-turnout-figures-manipulated-by-one-million-votes-election-company-idUSKBN1AI1KZ

Credo sia diverso il caso dell'Estonia dove per votare c'è una tessera elettronica, forse in Italia si potrebbe pensare a un riconoscimento tramite SPID?

Sì, le situazioni sono molto diverse: il Venezuela ha votato nei seggi, su dei device prodotti da Smartmatic (la stessa azienda che ha fornito a Maroni i tablet per il Referendum Autonomia, il cui caso abbiamo studiato per le marcate violazioni, se vi interessa vi giro i dettagli). In Estonia si vota da casa, ci si autentica con una smartcard simile a quelle utilizzate in Italia per le firme digitali.

Il problema però non è l'autenticazione, il problema è proprio che i sistemi digitali di voto non sono sicuri, quindi puoi anche autenticarti con Spid ma non riuscirai ad accertarti che il tuo voto sia stato conteggiato correttamente. La Corte Costituzionale tedesca ha infatti sentenziato che una procedura in cui l'elettore non possa comprendere se il suo voto è stato registrato in modo non falsificabile non possiede i requisiti fondamentali di una procedura elettorale soggetta a monitoraggio pubblico e quindi non rispetta i requisiti costituzionali.

 

 

Il voto postale esiste in Italia, per i residenti all’estero. Non è certamente esente da rischio di violazione ed è stato criticato anche da Alessandro Fusacchia - in occasione dell’ultimo turno di politiche – per il modo disordinato di effettuare lo spoglio. Fusacchia ha auspicato il passaggio ad un sistema elettronico, limitandosi però ad evidenziare i vantaggi logistici e organizzativi che verrebbero dall’adozione di quel metodo (vantaggi ovviamente molto evidenti) e sottovalutando completamente i problemi di sicurezza. Un atteggiamento un po’ sbrigativo che a mio parere va nella direzione opposta a quella verso cui si dovrebbe tendere, per creare una corretta cultura dell’utilizzo degli strumenti digitali.

Per quanto difficile e farraginoso si possa considerare il voto postale, sappiamo che veicola una percentuale non elevata di voti espressi e sappiamo anche che una eventuale operazione fraudolenta:

(1) dovrebbe essere effettuata sulle singole schede, una ad una

(2) dovrebbe trovare una grande quantità di “complici” per attivare il suo schema

(3) lascerebbe delle tracce

Il passaggio ad un sistema elettronico aprirebbe invece la strada alla possibilità di violazioni massive perpetrate da un ridottissimo numero di persone, violazioni che potrebbero anche essere impossibili da rilevare.

Il dibattito viene spostato nella sezione "democrazia digitale" -> brainstorming dove è già stato riaperto questo topic.

In sostanza: il voto elettronico no per varie ragioni.

Sul postale bisognerebbe pensarla bene: diversi colleghi nel Regno Unito hanno usufruito del voto postale senza la minima (apparente) preoccupazione che esso venisse "violato". Come dice Andrea Andreoli, " sappiamo che veicola una percentuale non elevata di voti espressi e sappiamo anche che una eventuale operazione fraudolenta: (1) dovrebbe essere effettuata sulle singole schede, una ad una (2) dovrebbe trovare una grande quantità di “complici” per attivare il suo schema (3) lascerebbe delle tracce ".

Ripeto: se uno ha un congresso di lavoro o perde il congresso o la possibilità di votare?

Il dibattito viene spostato nella sezione "democrazia digitale" -> brainstorming dove è già stato riaperto questo topic.

In termini di democrazia, la questione posta da Flavia credo possa riassumersi in Diritto all'esercizio del voto vs Diritto alla segretezza/univocità ecc del voto.

Si tratta di trovare un bilanciamento tra l'esercizio dei due diritti, quindi agire sia sul processo (le regole) sia sugli strumenti (cartaceo/postale, digitale, altro..)

L'approccio metodologico corretto credo sia la interdisciplinarità - come già avviene negli ambienti scientifici che si occupano di democrazia (digitale). 

Il modo in cui garantire l'esercizio del voto anche in una finestra alternativa al giorno unico del voto ad esempio potrebbe essere una soluzione da esplorare sia dal punto di vista giuridico sia rispetto alle pratiche concrete. Immagino ci siano già casi. 

La segretezza/univocità del voto però non è un bene democraticamente barattabile con la praticità dell'esercizio del voto. Se per votare comodamente dal mio iphone anche a bordo di un veliero in mezzo al mare perdo la peculiarità democratica della segretezza / non violabilità del mio voto, io preferisco lo sbatti di andare a votare o rinunciare all'impegno di lavoro - che non viene sopra tutto.

Concordo su tutto, la questione è il "trovare un bilanciamento tra l'esercizio dei due diritti, quindi agire sia sul processo (le regole) sia sugli strumenti (cartaceo/postale, digitale, altro..)" ed anche io preferisco "lo sbatti di andare a votare o rinunciare all'impegno di lavoro" per non perdere "a peculiarità democratica della segretezza / non violabilità del mio voto".

Se ci sono idee per mettere insieme questi due aspetti son "tutta orecchi" :)